Archive for Marzo, 2006

Conferenze

Il muro pieno

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Oggi si è tenuta l’annunciata conferenza di Giorgio Grassi sugli anni ‘60 e ‘70.

Ammetto di essere stato piacevolmente sorpreso, sotto tutti i punti di vista. Innanzitutto perchè, dato anche il tenore medio delle conferenze precedenti, il pomeriggio non si preannunciava particolarmente vispo o trascinante, ed invece già sotto questo punto di vista mi sono dovuto immediatamente ricredere. Poi perchè il personaggio Grassi è visto sempre (dagli studenti almeno) con una certa diffidenza, forse per il fatto che, come dice lui stesso, le sue architetture fondamentalmente sono sempre le stesse, e questo predispone male chi non conosce. Ma anche su questo punto mi sono infine ricreduto.

Intanto, come già accennato, la conferenza per la prima volta si è rivelata veramente interessante: per la prima volta in assoluto forse dall’inizio del ciclo di conferenze si è effettivamente parlato di arhitettura, quella di cui uno studente ha bisogno per farsi delle idee.

I punti su cui si è soffermato non sono stati molti, ma essenziali. “L’architettura è un lavoro, e il lavoro è responsabilità, intelligenza, passione” e “bisogna cercare di avere passione nel lavoro, non inteso come edificio finito, ma come pensare e comporre l’architettura”. Ecco, in quattro parole le motivazioni di Grassi, uno che è nei discorsi come nell’architettura, essenziale, asciutto, privo di fronzoli.

Naturalmente non si ferma qui: segue la questione della forma. “Bisogna cercare un motivo per lavorare felicemente attorno ad una forma difficile, il progetto si può fare in una forma qualsiasi e senza intaccare il risultato” dice, si, ma la sua scelta non è certo semplice, anzi il motivo della sua architettura sempre uguale è dovuto, dice, ad una sua tendenza personale ad essere indiponibile ad usare linguaggi di cui non era né convinto, né padrone.

Il linguaggio, altra importante questione formale. Deve essere soprattutto vero, diretto, sperimentato e banale, che non imponga di entrarare in compromessi con il gusto personale. E’ quindi un linguaggio ottenuto per esclusioni, più che per assunzioni successive di elementi. Ecco da dove nasce la sua “perversione” per il muro pieno.

Il problema della decorazione non lo affronta neppure, anzi, lo indica solamente, c’è, ma lo fa sembrare artificioso, quindi inutile. Infine la forma possibile di un progetto è unica, ed il progetto deve maturare sempre più fino al punto di raggiungerla, senza alternative.
Ma al di là delle questioni formali, Grassi ha lanciato alcuni messaggi forti, quasi con distacco, o addirittura cinismo, ma ben precisi. Naturalmente io, da studente, ho raccolto prevalentemente quello rivolto alla mia categoria. Ai tempi della sua formazione, ha raccontato, gli studenti di architettura pagavano le tasse di un anno intero per andare alle sole lezioni del sabato di Ernesto Rogers. Questo per affermare che, anche adesso, non esistono buone scuole di architettura, ma esistono buoni professori, che attirano gli studenti. E quindi, ha concluso, sta allo studente, non deve farsi formare, ma deve formarsi, deve essere attivo nella propria formazione.

Perchè mi ha entusiasmato così tanto la conferenza? Perchè finalmente si è parlato di architettura senza autocelebrazioni, anzi, c’è stato subito un chiarimento: “non ho avuto moltissimi amici tra i miei colleghi”, che si stesse riferendo a qualcuno che invece di raccontare la propria opera ha inutilmente sciorinato l’elenco delle sue numerose conoscenze?

Beh in ogni caso qualche idea mi si è schiarita…

Conferenze

Giorgio Grassi

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Ciclo: Narrate uomini la vostra storia - Giorgio Grassi
Aula CT16
Politecnico di Milano - Bovisa, Via Durando 10
22 marzo 2006
ore 14.30

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Giorgio Grassi è nato a Milano nel 1935

Si è laureato in architettura al Politecnico di Milano nel 1960.
Dal 1961 al 1964 è stato membro della redazione della rivista Casabella-Continuità diretta da E. N. Rogers.
Dal 1965 ha insegnato presso le facoltà di architettura di Milano e di Pescara.
Dal 1977 è professore ordinario di Composizione Architettonica alla facoltà di architettura del Politecnico di Milano.
Nel 1967 ha pubblicato La costruzione logica dell’architettura, nel 1979 L’architettura come mestiere e altri scritti.
Ha inoltre curato gli scritti di L. Hilberseimer, Un’idea di piano (1966) e Architettura a Berlino negli anni ‘20 (1979), e di H. Tessenow, Osservazioni elementari sul costruire (1974).
Fra i progetti si ricordano il restauro e l’ampliamento del Castello visconteo di Abbiategrasso (1970), la Casa dello studente per l’Università di Chieti (1976) e la ricostruzione del teatro romano di Sagunto (1985).

Grassi è un simbolo della nostra facoltà, che si apprezzi il suo pensiero o meno si prega di non mancare. Sicuramente aiuterà a capire un pò di più il perchè della nostra facoltà e sarà un passo verso l’identificazione progressiva dell’identità che le manca.

Mostre

L’uomo del rinascimento

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Da oggi 11 marzo apre a Firenze una mostra tutta dedicata ad uno degli architetti che hanno dato vita al rinascimento, Leon Battista Alberti.

La mostra, allestita a palazzo Strozzi fino al 26 luglio, ospita la bellezza di 160 opere, non solo dell’Alberti stesso ma anche degli innumerevoli artisti che da lui hanno tratto ispirazione e che ne hanno portato avanti le teorie artistico-filosofiche, tra cui Donatello, Filarete, Verrocchio, Botticelli.

Se qualcuno si trovasse a passare da Firenze, o se avesse voglia di farsi un viaggetto sicuramente molto istruttivo e non sapesse dove andare, vi consigliamo di farci un saltino anche perchè a giudicare da quel poco che si vede sul sito c’è sicuramente da perdercisi dentro (tra l’altro è un motivo in più per vedere palazzo Strozzi).

Inoltre la mostra può essere integrata con gli innumerevoli itinerari albertiani e/o rinascimentali che propone la città di Firenze…

Architettura, Mostre

Nueva Spagna

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Che la Spagna sia ormai un paese in cui l’architettura vive un periodo molto felice (a differenza del “bel paese”, bel…) è ormai un fatto noto a tutto il mondo. A sottolinearlo ora è anche un’esposizione al Moma di New York.

La mostra propone trentacinque progetti fra i più significativi, realizzati e in corso di realizzazione.
La raccolta dei lavori intende riflettere l’eterogeneità geografica, formativa, professionale della nuova generazione di architetti, così come la varietà delle scale di intervento, da quella della casa monofamiliare al nuovo aeroporto internazionale.

L’esposizione celebra quindi la Spagna, l’architettura spagnola, ma anche il contributo di architetti provenienti da altri paesi in terra di Spagna.

On-Site: New Architecture in Spain - organizzata da Terence Riley, curatore della sezione Architettura e Design del Museum of Modern Art di New York - si inserisce in un ciclo di cinque mostre rese possibili dalla collaborazione con il Lily Auchincloss Fund for Contemporary Architecture.

Per chi non ci può andare perchè non ha un jet privato come Foster, c’è un’audio-introduzione alla mostra su moma.org.

Architettura

Lección Española

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Oggi vi segnaliamo il progetto di un architetto non molto noto, almeno a noi che ci limitiamo per ora a conoscere autori che si studiano sui libri di storia o al massimo pubblicati sulle riviste patinate ed appartenenti allo “star system”.
Si tratta di Francisco Mangado, architetto spagnolo (qui la sua biografia e le sue opere).

Poiché nella nostra scuola gli architetti spagnoli non sono per niente disprezzati, ci sembra giusto documentarci anche sui meno quotati. Anche perchè, ormai sono tutti d’accordo nell’affermarlo, la Spagna rappresenta ormai il motore trainante per l’architettura mondiale, e noi, giovani architetti in cerca di personalità non possiamo fare a meno, se non altro, di capire bene cosa accade.

Ecco allora il progetto dell’auditorium palazzo per congressi di Navarra (commento in spagnolo purtroppo), una delle sue ultime realizzazioni. Ve lo presentiamo anche perchè ci sembra in linea con gli insegnamenti e con l’identità della nostra scuola.

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Mostre, Conferenze

L’influenza di Katsura

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«Caro Corbu, tutto ciò per cui abbiamo lottato ha il suo parallelo nell’antica cultura giapponese. Questo giardino di roccia dei monaci Zen del tredicesimo secolo – pietre e cottoli bianchi rastrellati – potrebbe essere stato disegnato da Arp o Brancusi – un inebriante angolo di pace. Saresti entusiasta quanto me in questo resto di colta saggezza vecchia di 2000 anni! La casa giapponese è la migliore e più moderna che io conosca e autenticamente prefabbricata».
Così scriveva Walter Gropius a Le Corbusier nel 1954…

…Katsura, e in modo più ampio la cultura giapponese, forniva insomma una conferma alle riflessioni che gli architetti, e gli artisti, occidentali stavano sviluppando all’inizio del XX secolo. Del resto il fenomeno del Japanism era gia ben diffuso alla fine del XIX secolo in Europa e negli Stati Uniti, come dimostra tutta l’opera di Frank Lloyd Wright
(dalla recensione di Roberto Dulio del Libro “Katsura la villa imperiale”, di Virginia Ponciroli, Elcta, Milano)

Il 13 Marzo si apre, con una conferenza tenuta da Francesco del Co in Aula carlo de Carli alle 15, la mostra dedicata alla Villa Imperiale di Katsura a Kyoto, che sarà allestita nello spazio mostre in Bovisa.

La mostra è prodotta da:
Dipartimento di Progettazione Architettonica, IUAV di Venezia
Dottorato Internazionale di Architettura Villard D’Honnecourt

e sarà a cura di Fernanda De Maio e Alberto Ferlenga.
 

Università, Politica

Elezioni

Tra pochi mesi, non solo a livello nazionale, ma anche periferico-universitario (cioè toccherà anche a noi bovisiani) ci saranno le elezioni. Logicamente noi, gente di Bovisa, dovremo eleggere un nostro rappresentante che, in quanto tale dovrà essere uno studente iscritto ad una delle nostre facoltà.

Neanche a dirlo la cosa si presenta molto più difficile del previsto. Già, perchè i candidati non si sprecano, anzi si fanno proprio desiderare.

E’ meglio spiegare intanto qual è la situazione (strano ma di questi tempi quando si parla di elezioni è sempre tutto complicato). Dunque, come tutti sappiamo, la nostra facoltà di architettura, e tutto il polo Bovisa è abbastanza recente. Questo, è facile da intuire, non ci porta ad avere la ferrea tradizione “politica” che tutti si aspetterebbero e vorrebbero. Di fatto però fino a poco tempo fa noi studenti di via Durando & co. dei rappresentati li avevamo, salvo che questi, per motivi più o meno validi, si sono dileguati portando con loro tutta la passione che impiegavano nel rappresentare noi studenti.

Sta di fatto che quest’anno i candidati scarseggiano e gli attuali rappresentanti degli studenti al senato accademico sono abbastanza in difficoltà nel trovare qualcuno che abbia voglia di offrirsi come candidato.

Beh in realtà anche in questo caso la questione non è così semplice, perchè dei due gruppi che sicuramente schiereranno i loro candidati (poi magari se ne candideranno tantissimi, noi ci speriamo), uno non farà assolutamente fatica a trovare i “volontari”.
Ma qui mi fermo, credo di aver già, se non detto tutto, almeno fornito il materiale per comprendere al meglio la situazione.

Comunque se qualcuno si sentisse particolarmente ispirato…………………..

Bovisa

L’arcipelago

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Uno dei motivi per cui il Poli si è insediato nel quartiere Bovisa, come avrete intuito, è anche quello di risollevare una zona di Milano che ha perso la sua funzione originaria e faticava a trovarne una nuova.

Il nuovo insediamento era stato deciso di comune accordo col Comune di Milano, ma attualmente il Poli in Bovisa è solo.

Durando e La Masa sono così delle isole in mezzo al degrado, nemmeno interconnesse fra loro.

Anche i collegamenti con la stazione quasi non esistono. Per raggiungere le Facoltà di Architettura e Design, si attraversa una strada, poi un parcheggio, poi un’altra strada, si percorre un marciapiede angusto pieno di auto, si attraversa una 3a altra strada e infine si entra nella zona introversa che le accoglie….attraverso il passo carraio, dopo aver scansato i volantinari.

Le fermate dei bus e filobus sono ancora più scomode.

Ora credo che questi non siano dei disagi così gravi, ma per uno studente di architettura vedere che un insediamento pensato, progettato e realizzato negli anni ‘90 non garantisca le più semplici esigenze di collegamento, che sin dal primo anno gli studenti hanno premura di considerare nei loro progetti è spiazzante.

E’ urgente un intervento del Comune per completare la riqualificazione dell’area, rimasta a metà.

 

Università

Sognando la copisteria

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Chi non hai mai pensato almeno una volta di lasciare la facoltà ed aprire…una copisteria?

Mi chiedo perchè il Politecnico non abbia una copisteria interna attrezzata seriamente per affrontare la domanda di stampa di tutti gli studenti di architettura e design invece di costringerli a svuotare le tasche alle copisterie cresciute attorno a via Durando dopo l’arrivo del Poli in Bovisa.

Lo stesso vale per i modellini. Perchè non fornire direttamente il materiale?

Parlando con un nostro rappresentante in senato accademico ho appreso che il Poli in quanto ente pubblico non può avere funzioni economicamente redditizie e le stamperie interne hanno problemi gestionali non indifferenti.

I prezzi sono stati ritoccati l’anno scorso attraverso una petizione, passando dal costo al kb al costo fisso…e non hanno scopo di lucro (evidentemente copriranno solo le spese).

Però conveniva a parer mio il costo al kb, almeno per le revisioni in b/n.
Un’indagine del Poli dimostra che i prezzi sono comunque più bassi rispetto a quelli delle copisterie esterne e non li abbassano ulteriormente per evitare ritorsioni…e se li abbassassero non riuscirebbero ad affrontare la domanda…

La soluzione è potenziare queste attività, evidentemente mancano i soldi, ma intanto noi arriviamo a spendere anche 500 € in stampe e modelli per completare un laboratorio…

Università

Ingegnerarchitetto

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Mi chiedo spesso che differenza ci sia tra il corso di laurea in Scienze dell’Architettura e Architettura delle Costruzioni; mi rispondo confrontando i programmi: poca, variano pochi insegnamenti.

Leggendo gli Obiettivi Formativi (Guida Studente)…

SdA
Il Corso di Laurea in Scienze dell’Architettura ha come obiettivo una figura professionale basata sulla conoscenza dell’architettura nei suoi aspetti storici, logico-formali, estetici, costruttivi, tecnologici e di rappresentazione.
Si propone di fornire una formazione progettuale complessiva in cui il Progetto di Architettura, inteso nei suoi aspetti sia teorici che operativi, si riferisce ai diversi ambiti e scale di applicazione: la città, il paesaggio, l’edificio, l’ambiente costruito, gli interni.

AdC
Il Corso propone la formazione di una figura di laureato in grado di rispondere in modo adeguato alla complessità dei problemi connessi alla progettazione dell’architettura e ai nuovi compiti e responsabilità richiesti dal mondo professionale.
Ha come obiettivo un laureato capace di collaborare alle attività di progettazione delle Costruzioni con padronanza delle singole tecniche; si propone cioè di fornire competenze tecniche definite, accanto a una formazione critica ed intellettuale complessiva.
Il percorso formativo è caratterizzato da Laboratori Progettuali, Tirocinio e Prova Finale che conferiscono competenze operative direttamente applicabili in campo professionale nel settore della progettazione architettonica.

…si capisce ben poco se non una lieve propensione di Scienze ad essere un percorso più classico (del resto presente anche a Leonardo) e AdC a dirigersi verso quella tecnica che agli architetti di solito manca.

Nel documento uscito dall’ultimo CCS di AdC c’è una citazione dal discorso d’inaugurazione dell’A.A. 05/06 di Monestiroli (preside uscente):

“C’è uno spazio aperto nel Politecnico, che si richiama alla tradizione più nobile degli Ingegneri Progettisti che si è andata perdendo in questi ultimi tempi, soprattutto nel suo interfacciarsi con il Progetto di Architettura; a questo spazio l’Architettura delle Costruzioni fa riferimento.”

allora chi uscirà da AdC sarà una specie di Ingegnerarchitetto?
Ma se è così perchè esiste una Facoltà di Ingegneria Edile-Architettura attivata a Lecco dal Poli?