L’arcipelago

Uno dei motivi per cui il Poli si è insediato nel quartiere Bovisa, come avrete intuito, è anche quello di risollevare una zona di Milano che ha perso la sua funzione originaria e faticava a trovarne una nuova.
Il nuovo insediamento era stato deciso di comune accordo col Comune di Milano, ma attualmente il Poli in Bovisa è solo.
Durando e La Masa sono così delle isole in mezzo al degrado, nemmeno interconnesse fra loro.
Anche i collegamenti con la stazione quasi non esistono. Per raggiungere le Facoltà di Architettura e Design, si attraversa una strada, poi un parcheggio, poi un’altra strada, si percorre un marciapiede angusto pieno di auto, si attraversa una 3a altra strada e infine si entra nella zona introversa che le accoglie….attraverso il passo carraio, dopo aver scansato i volantinari.
Le fermate dei bus e filobus sono ancora più scomode.
Ora credo che questi non siano dei disagi così gravi, ma per uno studente di architettura vedere che un insediamento pensato, progettato e realizzato negli anni ‘90 non garantisca le più semplici esigenze di collegamento, che sin dal primo anno gli studenti hanno premura di considerare nei loro progetti è spiazzante.
E’ urgente un intervento del Comune per completare la riqualificazione dell’area, rimasta a metà.
03 Mar 2006 Lorenzo S.

La questione dei collegamenti è solo uno degli elementi che, purtroppo, segnala il fallimento del progetto Politecnico/Bovisa.
L’insediamento della struttura universitaria in Bovisa avrebbe dovuto configurarsi come un’occasione per riqualificare non solo un vecchio complesso industriale dismesso, ma un’intera zona della città che, negli ultimi decenni, ha visto la propria identità peculiare svanire, senza essere in grado di acquisirne una nuova.
Quanti credevano che Bovisa sarebbe divenuta, nel tempo, un enorme campus universiaterio, ha visto demolite le proprie aspettative: ad eccezione delle strutture di Facoltà vere e proprie, che si esauriscono nei due poli di Architettura/Design e Ingegneria, l’intervento del Poli/Bovisa non ha comportato alcun effetto tangibile nel resto del quartiere (se si esclude il prezzo degli affiti che). Non vi sono strutture che coinvolgano il quartire nella vita universitaria, non vi sono residenze per studenti, non si organizzano eventi.
Parlo con cognizione di causa, essendo nato in Bovisa, dove la mia famiglia viveva dalla fine del XIX secolo. Oggi, rispetto al passato, alcune vie che un tempo erano perennemente deserto sono tornate in vita, ma a parte questo, il nucleo storico di Bovisa non ha assistito a sostanziali mutamenti od innovazioni di sorta.
Mi auguro che in futuro, una Facoltà che ci insegna a rapportarci con la Città riesca a trovare il modo di farlo col quartiere che la ospita, fecendo emergere quanto, negli anni, è stato prodotto a livello di studi e ricerche rimasti sulla carta.