Archive for Aprile, 2006

Università

Volere Votare

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Attenzione!!! Come già anticipato il 23 e 24 maggio ci saranno le elezioni per la nomina dei nuovi rappresentanti degli studenti in tutti gli organi accademici.

E’ logico che ci aspettiamo da parte degli studenti Bovisiani una massiccia affluenza alle urne…se non altro maggiore del misero 8% realizzato alle scorse votazioni. Quindi, se qualcuno ci tiene a dimostrare che il nostro polo Bovisa non subisce passivamente quello che arriva dall’Alto, vi invito, ad andare a votare, voglio dire che uno scarso 80% di affluenza potrebbe bastare…

E allora mi raccomando…(se pensate che sotto minaccia andreste a votare con più lena, prendete questo post come una minaccia, se altrimenti deciderete di non votare comunque…beh vi consiglio di chiudervi in casa e di non uscire per i prossimi 100 anni)

E ricordatevi che IMPEGNARSI SERVE!!!!!!!!

Università, Politica

Sordità

In tanti paesi europei e mondiali le università sono ascoltate dai comuni, dai governi, dalla gente.
In Italia le università realizzano studi di ricerca sulla realtà che ci circonda, ma questi studi e ricerche, che poi propongono anche soluzioni in reazione ai problemi, non vengono ascoltati dai nostri apparati di governo.

Tant’è che Milano dagli urbanisti viene definita città senza piano.

Non c’è una volontà politica, non si crede nei progetti. Solo i privati ci credono, ma i privati non si muovono di comune accordo si sa.

Non sfruttare gli studi e le idee che escono dalle università è stupido.
Avere un apparato di ricerca sempre fertile e praticamente gratuito a disposizione e non usufruirne è un’idiozia.

Persino i privati si sono accorti che si guadagna di più con la qualità (vedi ad esempio Milano Santa Giulia).

Le amministrazioni pubbliche sono snobbate dai giovani laureati e quindi la qualità non va al governo…
Bisogna interagire con le università, non incastrarle in un quartiere degradato e considerare gli studenti denaro in movimento.

Architettura, Opinioni personali, Mondo

Vintage

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Vorrei trattare in breve un argomento che non riguarda solamente l’architettura, ma la situazione culturale in generale ed anche la moda.

Ho sentito poco tempo fa un’osservazione fatta da un critico che parlava di moda, non mi ricordo chi, né quando, il quale faceva notare come gli stilisti attualmente non stiano più creando sogni, cioè non stiano più realizzando i magnifici abiti che alle sfilate di qualche decennio fa facevano volare l’immaginazione della gente, specialmente quella di chi quegli abiti non se li poteva permettere. Anzi, si lamentava l’ignoto critico, con cui peraltro, seppure da profano, concordo, la moda di adesso è quella degli anni sessanta-settanta, cioè è roba vecchia, già vista, sono le cose che facevano sognare quarant’anni fa.

C’è da chiedersi bene il perchè di ciò che accade. Non credo che sia, come accade a volte, una rivisitazione critica del passato, operazione che la moda a volte compie, come l’arte in generale, per generare nuove correnti e creare gli scenari futuri. No, si rispolverano e si riutilizzano direttamente gli abiti dei divi e delle dive degli anni ‘60 solo spolverandoli, presi così come erano stati messi nell’armadio.

Di solito, quando ci si rivolge al passato, riaccendendo vecchie nostalgie e ricordando i bei tempi andati è il momento in cui meno si vede il futuro, si ha meno fiducia in ciò che succederà perchè non si apprezza il presente e non si è ottimisti verso ciò che potrà succedere. E ci si ritrova in momenti di immobilità, di ristagno intellettuale, in cui tutto è destinato a rimanere com’è.

Si dice sempre che l’architettura arrivi sempre prima alle questioni, e probabilmente anche in questo caso è vero, visto che c’è una corrente architettonica che sta recuperando ciò che è stato fatto, detto, scritto negli anni ‘60, e ce n’è un’altra che si crede innovatrice che invece è ferma agli anni ‘80.

Al di là del fatto che l’architettura comunque ne soffra di più, pare che la crisi culturale in Italia sia un po’ più diffusa.