BenVanBerkel

Ieri c’è stato un incontro interessante organizzato dal prof. Bucci e dal tema “itinerari di architettura contemporanea in Olanda”. L’aspetto più sorprendente è stato il fatto che l’incontro fosse tenuto da due studenti, assai intraprendenti, con indubbi risvolti positivi per l’evento. Durante la comunicazione tenuta dai due baldanzosi giovani, sono emerse, più o meno incosapevolmente, diverse problematiche stuzzicanti e provocanti.

Il pretesto era la presentazione di un libro edito da ArabaFenice e curato dai due (www.sqs.it per chi vuole conoscerli) e dal titolo NL05, che vorrebbe essere, sulla scorta delle recenti tendenze, un viaggio itinerante alla scoperta dell’architettura contemporanea olandese; insomma fin qui tutto banale, percorsi, strade da visitare, fotografie di edifici accattivanti..piante, prospetti! Invece no, c'’è stato di più. Quello dei due giovanotti è stato un viaggio oserei dire iniziatico, come quando si va a Lourdes e si ritorna miracolati, solo che loro il pellegrinaggio l’hanno fatto a Delft  per 1 anno accademico, e di scoperte ne hanno fatte.

E’ stato troppo entusiasmante il loro racconto, a tratti da esploratori di terre lontane, un pò ventimila leghe sotto i mari, reportage di un pianeta a noi sconosciuto: L’Architettura Contemporanea. Vi ho visto molto del tragicomico quando la leggerezza della loro esposizione faceva sorridere l’auditorio (quasi totalmente composto da studenti, si contavano solo 3 docenti ahimè), ma che al contempo, non so quanto consapevolmente provocatorio, ammoniva al disagio che paghiamo noi studenti bovisiani a vivere in un tale stato di segregazione culturale. I due Miracolati ci parlavano di architettura digitale, di blob, di renders, di CATIA e di RHINO, di Rapid-Prototyping/Manufactoring, di architettura che vive la sua dimensione nell’effimero delle immagini, parlavano di blobs dimistificando il valore tradizionale dell’architettura come pianta, sezione, prospetto. Si liberavano di un peso, avrebbero voluto gridarlo, ma la compostezza del loro timbro di voce era assai più assordante. Io dico che sono Miracolati, qualcuno deve averli scambiati per indemoniati, o quantomeno sacrileghi, oltraggiosi al punto da metterli a tacere.

Ma i due erano due moderati, e la moderazione è stata anche invocata nel preambolo introduttivo del Prof. Bucci che sebbene apprezzasse il loro sforzo editoriale, richiamava all’ordine (come se avere opinione differente sia fare disordine…) invitando all’autocritica gli studenti e a ricordarsi che comunque, se sono in grado di aver fatto quello che hanno fatto, e di fare quello che faranno, sarà pur sempre grazie ai “sani principi” che la nostra facoltà insegna, insomma: siete pur sempre figli nostri e non potete sputare nel piatto dove mangiate. Lì, e credo pochissimi se ne siano accorti, è emersa tutta l’incosistenza e la piccolezza della nostra tanto sana facoltà.

Bucci, è da assolvere, per carità, econcomiabiile per aver dato spazio a due simili giovani, ma perchè nascondersi omertosamente ad ogni costo a favore dell’istituzione? Perchè continuare a tacere? Che facoltà è quella che si sottrae dapprima essa stessa alla critica (ma solo gli studenti devono criticarsi)? Come si può fare contemporaneità se ci si autosegrega da quello che accade fuori, dal mondo? Perchè inseguire solamente principi autoriferiti in nome di una presunta sempreverde tradizione classica da tutelare? Come si può fare architettura contemporanea se ci si sottrae al dialogo e al confronto? Perchè uno studente di Bovisa deve parlare con disagio a un suo professore di renders, architettura digitale, mesh (che non sono quelle dei capelli…), modello virtuale? Queste sono alcune delle domande che vanno portate ai capi e preside della facoltà, e su questi temi che dobbiamo aprire un dialogo interno prima di tutto noi studenti, per creare e dimostrare una volontà di cambiamento.

Non possiamo subire passivamente un tipo di formazione incoerente con i tempi in cui viviamo, è in ballo il nostro futuro ed è un nostro dovere combattere per migliorarlo, è un nostro diritto criticare la nostra facoltà, nei suoi contenuti e nei suoi principi (non nella superificiale burocrazia dei crediti o degli sbarramenti di merito…). Dobbiamo rivendicare questo confronto, non si può rimanere zitti. Questi due giovani di ieri mi hanno rincuorato, non mi sento solo, sotto sotto qualcosa si muove. Le rivoluzioni partono dal basso.