Ci siamo persi la ricerca

Pare che ultimamente la ricerca ad uso degli studenti sia un po’ latitante. Mi spiego: essendo la nostra scuola organizzata in laboratori, all’interno di questi gli studenti dovrebbero essere messi in condizione di imparare a progettare sperimentando, ricercando, ragionando in avanti sull’aspetto funzionale dell’architettura e anche sulle sue forme, sulle tipologie, forme storiche e della necessità, che, a quanto pare, stanno alla base dell’architettura che dovremmo imparare a fare.
Esempio: in quanti laboratori si riflette su cosa sia la tipologia abitativa che ci insegnano a progettare e cosa dovrebbe essere invece? E’ evidente che nell’abitazione le necessità sono cambiate, ma una proposta di progetto su una casa dotata, tanto per dirne una, di ambiente per il tele-lavoro, non l’ha avanzata nessuno. Rimangono solo le forme storiche.
Cosa deduco da ciò? Che siamo isolati, non dal dibattito sulla forma, ma quanto dalla società, la quale in qualche modo è sempre pronta ad accogliere le novità, spesso purtroppo anche quelle di basso profilo, e a renderle vincenti.
Ringraziando il prof. Lanzani per lo spunto.
11 Dic 2006 AndreaA

basterebbe orientare i laboratori di progettazione a proporre temi presi dai concorsi internazionali a disposizione degli studenti. I concorsi variano di molto, ma non è affatto difficile trovare temi e spunti interessanti e al passo coi tempi. Il secondo effetto sarebbe quello di motivare gli studenti; cosa da non poco valore.
Beh non c’è da meravigliarsi se Luigi Snozzi viene omaggiato per una conferenza dal tema “Viva la resistenza”. La cosa scoraggiante è che gli studenti non vengono mai sensibilizzati nello sviluppare un “metodo di progetto”. Non ci si può lamentare del basso profilo critico degli studenti della nostra facoltà senza prima interrogarsi se è giusto il modo con cui si conduce oggi l’attività didattica dei laboratori.
Vorrei rispondere a quest’ultimo commento. Non strumentalizziamo il titolo della conferenza di Snozzi per giungere a delle conclusioni così infantili: “Viva la Resistenza” ritengo fosse uno slogan contro la leggerezza dei progetti modaioli che oggi escono dagli studi di Architettura. Anche i più prestigiosi! Snozzi ha illustrato la sua metodologia progettuale in maniera assai chiara e ho trovato, in quella conferenza, degli insegnamenti che non ho mai ricevuto nei miei quattro anni di studi universitari. La sua -ho inteso- è una Resistenza contro i progetti e le soluzioni tecniche “di moda” ricchi di frivolezze assai volubili a cui molti architetti professionisti si adattano.
Sono d’accordo sul fatto che le lezioni di laboratorio siano incentrate su progetti datati e quindi basati su idee della società superati. Ma progettare non significa prendere i modelli visti a lezione e riproporli: il vero insegnamento sta nel capire COME si sia giunti a quei risultati, ovvero quale sia il metodo progettuale che, dato un problema, permette di risolverlo. Snozzi mi ha insegnato il suo metodo in quella conferenza. Può piacere o meno, ma la logica progettuale -a mio avviso- c’era e si vedeva! Un proverbio giapponese dice: “il maestro può aprire la porta, ma è l’allievo che deve entrare”.
Dopo qualche anno che ne parlo sono giunto ad una conclusione certamente provocatoria (non me ne vogliate troppo): le problematiche relative ai laboratori sarebbero da cercarsi più che altro nella strutturazione delle ore (troppo poche) e nella mentalità con la quale gli studenti stessi si approcciano alla progettualità.
Intendere un laboratorio come un esame qualsiasi è assolutamente sbagliato, ma oggettivamente è lo stato mentale massivamente più diffuso; la corsa alla laurea senza interpretare l’università come tempo di formazione e non solo come luogo fisico vincolato ad una tabella di lezioni, porta a tralasciare quel surplus di necessario impegno nell’immersione total nell’Architettura che deve essere considerata prima di tutto il mestiere che faremo (e quindi la nostra vita).
Se da un qualsiasi tema di progetto e ripeto, qualsiasi, non si riescono a trovare individualmente le motivazioni giuste beh, forse significa che non dovremmo fare gli architetti.
I docenti sprecano tempo nei lavoratori per colmare lacune generalizzate che gli studenti si portano dentro non per deficenze del sistema, bensì per carenza di PASSIONE.
Sui concorsi; ho letto xon piacere che qualcuno vorrebbe cimentarsi nelle competizioni, ma sono anche convinto che siano attività da intraprendere al di fuori delle aule. Nei laboratori credo sia giusto che il prof proponga un tema farcendolo di insidie o di complicazioni tarate sul target degli studenti.
Io da due anni lavoro con altri studenti, per di più dialtre università, affrontando insieme progetti ed iniziative nell’ottica di una crescita e di sviluppo della NOSTRA progettualità, perchè crediamo fermamente che il metodo sia soggettivo quanto la percezione dello spazio e della soluzione delle esigenze a cui l’architettura è chiamata a rispondere.
magari se i 3 porcellini grassi, canella e monestiroli, comprendessero che la facoltà non è bottega loro né dei loro mediocri epigoni…