Al terzo anno ai Bovisiani accade una cosa singolare, devono frequentare il laboratorio di Urbanistica. Un mondo nuovo.

All’inizio strabuzzano gli occhi, non credono a ciò che vedono. Le prime immagini proiettate a lezione, le tavole, le forme, non sono… ma è impossibile… non ci credo…non sono regolari. Dove sono il bianco e nero, i cubi, le stecche, i pettini, i cartigli, le assonometrie?

Inizia così il cammino alla ricerca della fantasia perduta, rimasta da qualche anno relegata nei meandri più oscuri e polverosi del cervello.

Ed esplode la fantasia repressa, le prime tavole tavole sono un trionfo di casualità, pacchianeria, colore; le forme rappresentate sono le più scultoree, gheriane, koolhaassiane, fuksassiane. La fantasia repressa genera una reazione spasmodica ed incontrollata lontana anni luce dalla purezza del primo rossianesimo dell’eterno grassianesimo.

Ora la soluzione più semplice, ma tristemente impossibile, è trovare dei cultori della materia e dei professori di progettazione (si l’ordine è questo) che si mettano in discussione, o meglio che rivedano periodicamente le loro ideologie architettoniche e non siano così cocciuti sulle forme del’architettura, ma ampliino i loro orizzonti costantemente.

Poi se uno trova la sua idea di architettura come ha fatto grassi Grassi negli anni settanta beato lui, lo invidio, è sicuro di se e fa bene perchè le sue architetture funzionano e sono in tanti a dirlo. Ma se non sei nessuno prova a capire perchè e rivedi le tue ideologie, magari sono quelle di un altro e che tra l’altro non hai capito fino in fondo… meditino i prof e gli assistenti.

La fantasia repressa è un brutto male per gli studenti e va affrondata, io credo, in primis dagli insegnanti. Nei lab di progettazione manca la ricerca mentre abbonda la storia (spesso trapassata remota). Mancano i prof che si mettono in discussione. Che imparano con gli studenti. Perchè l’architettura non è una scienza, non c’è una verità assoluta, i tempi cambiano.

Laureandi bovisiani difendete le vostre idee, usate la fantasia anche nei lab di progettazione, non solo in quelli di urbanistica, non realizzate architetture che piacciono solo ai prof perchè una volta usciti dalla periferica Bovisa la vostra fantasia repressa probabilmente esploderà in un bigbang di scarsa qualità.