Il ritorno di Piano

Mattinata calda al campus Bovisa del Politecnico di Milano ieri, calda in tutti i sensi. E’ finalmente tornato al Poli Renzo Piano, dopo un’assenza troppo lunga, quarant’anni.
Nel cuore del campus siamo in tanti ad aspettarlo; gli avevano detto che avrebbe incontrato qualche studente ma al suo arrivo si troverà in un bagno di folla e di applausi.
E dal clima d’attesa traspare l’aria di novità che gli studenti sanno di poter trovare nelle parole del rappresentante dell’architettura italiana nel mondo possa portare all’interno del Politecnico, dove il dibattito architettonico ha le sue regole e la sua storia. E Piano non delude le aspettative.
Ascoltandolo scopriamo che forse è proprio l’idea di una architettura italiana che è superata. Per l’architettura non ci sono più confini nazionali. L’architettura di Piano e la nostra futura, è un’architettura che gli americani ora chiamano “european”. E infatti ci suggerisce: “Viaggiate, andate alla scoperta del resto del mondo, non abbiate paura di lasciare casa vostra, si può sempre tornare, io torno spesso”.
Ascoltando Piano traspare una visione dell’università diversa dallo stereotipo della maggior parte degli studenti. In facoltà, il fuori sede di Genova, ci andava di sera, a dormire. Di giorno invece a lavorare, sodo, a bottega nello studio di Albini. Quindi a lezione quasi mai e di sera ad “occupare” l’università.
Difficile per noi pensare che si possa imparare senza andare a lezione, quasi un controsenso.
Alla domanda di uno studente (accolta con malumore da una parte degli spettatori) sul rapporto architettura-politica, Piano spiazza un po’ la folla. Ha una visione positiva della politica. Fare il politico è uno dei mestieri più belli del mondo. “Non dimentichiamoci che Politica deriva da Polis: città”.
L’architetto non è solo un architetto è spesso più di una cosa al giorno: gli capita di essere alle nove costruttore, alle dieci sociologo, alle undici poeta (ma per un quarto d’ora) e a mezzogiorno torna ad essere costruttore.
Non poteva mancare lo schizzo da Archistar (non diteglielo, non si ritiene tale), che il successivo starnuto isterico di flash ha bloccato alla vista degli astanti. Ma si narra che la penna del maestro abbia tratteggiato i contorni di una tensostruttura a copertura di parte del parco che ospitava l’evento.
Un progetto gradito subito con entusiasmo dalla massa di studenti in cottura sotto il sole.
Il clima si fa ancora più caldo quando l’architetto spiega la propria avversità verso i docenti troppo accademici: cattivo esempio per gli studenti, perché l’accademico si ferma alle prime fasi del progetto e non ne indaga ogni aspetto, non lo porta fino in fondo, fino a renderlo vero.
Il consenso maggiore arriva quando Renzo Piano evidenzia la carenza, tutta italiana, di bandi concorso per la realizzazione delle opere nel territorio. Lui che deve la sua fama al famoso Centre Pompidou di Parigi, incarico ottenuto appunto attraverso un concorso internazionale.
Ci troveremo anche noi, studenti italiani di architettura, e soprattutto milanesi del Politecnico, un giorno a guardare i nostri progetti dal basso verso l’alto come Renzo Piano nelle foto per la mostra sulle sue opere alla Triennale di Milano in questi giorni?
Forse un modo c’è: speriamo, ora che si è rotto un tabù, che Piano venga più spesso a trovare gli studenti di quella che è stata la sua università. Anzi la speranza e l’augurio mio e di altri è di ritrovarlo a breve dietro la cattedra a fare revisione ai nostri progetti.
23 Mag 2007 Lorenzo S.

Il ritorno di Piano…
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A me piace Piano perché è, in primo luogo, un grande tecnico. Conosce gli strumenti, i materiali, i principi, le teorie della sua disciplina. Non il genio creativo, ma lo studio del progetto che prende forma e sostanza.
Ecco, mi piacerebbe un’architettura più tecnica ché senza la creatività è fina a se stessa.
Grazie Lorenzo del resoconto.
Lorenzo scrive in chiusura: “Forse un modo c’è: speriamo, ora che si è rotto un tabù, che Piano venga più spesso a trovare gli studenti di quella che è stata la sua università. Anzi la speranza e l’augurio mio e di altri è di ritrovarlo a breve dietro la cattedra a fare revisione ai nostri progetti.”
A me piace Renzo P. perchè…
“E se questo mestiere, che ti chiede di guardarti dentro e di guardare dentro le cose, non lo fai con amore, con passione e dedizione, allora rischi di cadere nel formalismo, nell’ACCADEMIA.”
(Renzo Piano, “la responsabilità dell’architetto”)
Questa è la pagina d’apertura del sito dell’ordine degli architetti di Como, citazione pianiana.
http://www.ordinearchitetticomo.it/index.asp
E’ bello il fatto che Renzo venga a esprimere le Sue posizioni all’interno di una Scuola d’Architettura Civile, la Nostra Facoltà.
Non so quanti compagni della Facoltà sognino, ambiscano o sperino che R. venga ad insegnare nella Nostra Facoltà, o in una facoltà come la Nostra, o in una facoltà qualsiasi (magari migliore di quella della Bovisa, ammesso e concesso che ve ne siano, ndr), o in una scuola d’architettura, o in una scuola qualsiasi, dichiarandosi apertamente e notoriamente contro l’accademismo (ogni), come Lui fa.
Sta di fatto che qualsiasi idea, presupposto ideologico o intenzione si schianta e si frantuma in modo palese contro l’inconfutabile muro dei fatti, come diceva un personaggio della storia (non architetto, ndr).
C’è, inevitabilmente, una domanda da porsi riguardo a questo.
E questa domanda riguarda senza ombra di dubbio la propria presa di posizione politica riguardo all’insegnamento scolastico, in toto.
Allora, non trattandosi, oggettivamente, di questione “scientifica”, ci si può imbattere soggettivamente in alcune ipotesi a riguardo.
Non disponendo, in questo frangente, di nessun tipo di certezza di cui sopra, è possibile procedere per ipotesi.
(sto seguendo un mio filo di coerenza logica, banalmente).
Ipotesi Daniele Bianchi:
Renzo non insegna in NESSUNA scuola erchè qualcuno, o qualche causa di forza maggiore lo (glielo) IMPEDISCE.
Essendo costretti, per poter procedere nell’analisi in questione, a “stringere” il campo dell’universo delle ipotesi al nostro singolo caso di interesse nostro, la Nostra Facoltà, si può supporre, a questo punto, che in Bovisa c’è qualcuno o qualcosa che glielo impedisce, non c’è altra spiegazione a riguardo.
Cosa o chi può essere che impedisce a Renzo d’insegnare nella Facoltà di Architettura Civile di Bovisa?
Facciamo un’altra ipotesi, prendendo la carica più alta dell’Università, il Preside Antonio Monestiroli. (PS: Antonio e Renzo hanno avuto lo stesso Maestro, che gli ha laureati tra l’altro, il grande Franco Albini).
E’ forse Antonio la causa di maggior forza che impedisce a Renzo di insegnar da noi?
Ma non credo proprio. E’ impossibile, non improbabile.
Guardate che sorriso raggiante che ha Antonio nella foto dell’articolo!!!
db