ar.jpg

Nel settembre di 10 anni fa moriva Aldo Rossi, un pezzo di storia dell’architettura italiana, un pezzo importante (anzi più di uno) del puzzle che compone l’identità della nostra facoltà.

Alla scuola di Rossi sono cresciuti molti dei nostri professori, probabilmente tanti sono rimasti incastrati nelle sue idee più forti e non ne hanno percepito la complessità, soprattutto quella delle ultime opere, altri ne hanno rinnegato le forme.

AR è una figura che va studiata proprio perchè controversa.

Dedica alle nuove matricole settembrine: Sono il primo a dire che i primi anni ero spaventato dalle architetture di Rossi, ma con il tempo, non necessariamente grazie alla plasmatura ideologica attuata dai prof suoi discepoli, ho imparato a scorgere nei suoi lavori tutto quello che la forma ad un primo sguardo copre.

Rossi è stato un architetto a tutto tondo: dipingeva, insegnava, scriveva, faceva politica, progettava, costruiva (l’ultima, la più importante).

Da wikipedia:

“Ha studiato architettura al Politecnico di Milano, dove si è laureato nel 1959.

Nel 1966 ha pubblicato il suo primo libro L’architettura della città, presto divenuto un classico della letteratura architettonica. La sua attività professionale, inizialmente dedicata prevalentemente alla teoria architettonica e a piccoli interventi edilizi compie un salto di qualità quando Carlo Aymonino gli fa realizzare parte del del complesso “Monte Amiata” nel quartiere Gallaratese a Milano.

Ha vinto il Premio Pritzker nel 1990.

Ha insegnato al Politecnico di Milano, all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, al Politecnico Federale di Zurigo e alla Cooper Union di New York.

Il lavoro di Aldo Rossi rappresenta un superamento delle metodologie del Movimento Moderno, appartenendo inizialmente alla corrente architettonica del Neoliberty, prima reazione al razionalismo con richiami più o meno espliciti all’Art Nouveau. Succesivamente è approdato, al Post-Modern nel variato panorama Italiano di questo movimento, che in lui ha assunto una rigorosità esemplare, che taluni hanno definito Neo-Novecento.

È morto a Milano nel 1997 in seguito ad un incidente stradale.

Rossi fu uno dei piú grande rinnovatori ideologici e plastici dell’architettura contemporanea, con la sua poesia metafisica ed il culto che professó nella stessa misura verso la geometría e la memoria.”