Archive for Dicembre, 2007

Architettura, Mostre

A Torino è passato il Piano

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Passare un weekend a Torino aiuta a rendersi conto che esistono città molto più vivibili di Milano, ma voi direte: ci vuole poco. Sarebbe quindi interessante, in questo periodo di interventi di riqualificazione milanese, capire come venga affrontato un tema simile in una città del nord molto vicina.

Capita quindi a pennello la mostra a Palazzo Madama (www.palazzomadamatorino.it) sui progetti del concorso per la Spina 2, l’area liberata in centro dall’interramento della ferrovia.

Il concorso a Torino l’ha vinto Renzo Piano che ha battuto Libeskind, al contrario di quanto successo a Milano.
E a mio avviso anche in questo caso si vede quanto il progetto di Piano sia più attento dei formalismi di Libeskind e di altri colleghi, ma queste sono opinioni personali. Vi lascio quindi alle foto della mostra che a mio avviso parlano da sole.

Renzo Piano

Il plastico col progetto vincitore

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MVRDV

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Dominique Perrault

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Estudio Lamela

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Hiroshi Hara

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Daniel Libeskind

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Università

Anno Accademico 07/08

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Oggi inaugurazione dell’anno accademico: evento che gli studenti forse non amano troppo, forse perchè preferiscono stare a casa e dormire un po’ di più approfittando della sospensione delle lezioni.

Sta di fatto che è sempre un momento interessante, intanto perché è una delle poche volte in cui si sente parlare il preside su come va la scuola e come andrà (un modo semplice per evitare sorprese) e poi perché c’è la prolusione di un docente, che solitamente esce dai soliti canoni della lezione, per il tema, si intende. E poi quest’anno, novità, anche uno
studente ha fatto “lezione”. Una giornata diversa dal solito, una possibilità, come ne capitano poche in università.

Il preside ha spiegato cosa succederà con il passaggio alla legge 270 alla nostra facoltà: in sostanza per noi cambieranno più i principi ispiratori che il percorso scolastico, sarà un’università più per gli studenti, anche perché finalmente una riforma dà valore alla laurea triennale, cioè non la considera più “qualcosa in meno”, semmai considera la
specializzazione “qualcosa in più”.
E poi finalmente si metteranno in competizione le università, tramite un sistema di valutazione “inter pares”, in modo da cercare finalmente di capire chi lavora seriamente e chi no, quindi chi merita finanziamenti e chi no. Ed anche per poter avere percorsi culturali effettivamente diversi e non 25 facoltà-cloni.

Macchi Cassia ha fatto la prolusione, una lezione sul valore del vuoto negli spazi urbani. Un “materiale” urbanistico a tutti gli effetti, ma troppo spesso considerato spazio di risulta tra i “pieni”, e invece da rivalutare. Gli spazi aperti sono da sempre grande occasione per dimostrare il livello culturale di una società, per contribuire alla costruzione di uno stato
sociale, per valorizzare i pieni.
Ma ha anche evidenziato la necessità di ricominciare a pensare le città in modo unitario, complessivo, anche se da un punto di vista diverso, perché sarebbe assurdo credere di poter avere ancora un polo centrale, com’era Milano, e dei satelliti intorno; molto più efficace sarebbe pensare ad una rete, un sistema di nodi con pari importanza tutti
interconnessi tra loro.

E infine c’è stato il discorso dello studente, titolo: “Il percorso di formazione dell’architetto”. Forse un po’ duro da afferrare al primo ascolto, un po’ poco discorso e un po’ più saggio di quelli da pensarci su bene. Ma se l’è cavata egregiamente. Unico appunto una nota anti-relativistica che non ha raccolto apprezzamenti né dal pubblico, né dai professori (né da me). Ma faccio presente che c’è stato un concorso con selezione, nessuna nomina dall’alto.

Ho captato una conversazione di due ragazzi che non sapevano nemmeno che cosa succedesse oggi e, una volta scoperto hanno deciso di tornarsene a casa, neanche lo sforzo del viaggio appena fatto li ha trattenuti…