A Torino è passato il Piano

Passare un weekend a Torino aiuta a rendersi conto che esistono città molto più vivibili di Milano, ma voi direte: ci vuole poco. Sarebbe quindi interessante, in questo periodo di interventi di riqualificazione milanese, capire come venga affrontato un tema simile in una città del nord molto vicina.
Capita quindi a pennello la mostra a Palazzo Madama (www.palazzomadamatorino.it) sui progetti del concorso per la Spina 2, l’area liberata in centro dall’interramento della ferrovia.
Il concorso a Torino l’ha vinto Renzo Piano che ha battuto Libeskind, al contrario di quanto successo a Milano.
E a mio avviso anche in questo caso si vede quanto il progetto di Piano sia più attento dei formalismi di Libeskind e di altri colleghi, ma queste sono opinioni personali. Vi lascio quindi alle foto della mostra che a mio avviso parlano da sole.
Renzo Piano
MVRDV
Dominique Perrault
Estudio Lamela
Hiroshi Hara
Daniel Libeskind
08 Dic 2007 Lorenzo S.
23 Responses to “A Torino è passato il Piano”
Leave a Reply
You must be logged in to post a comment.

Torino è stata la città meglio governata d’Italia dalla stagione dei Sindaci, ovvero dalla I giunta Castellani ed ora con Chiamparino che, infatti, è stato riconfermato con maggioranza bulgara nonostante avesse contro un ex-Ministro e Presidente di uno dei partiti più importanti d’Italia.
Torino è oggi la capitale del buon governo municipale, bisogna andare all’estero (Lyon, Barcelona) per trovare città altrettanto incredibili. Torino è la vittoria della pianificazione strategica come metodo, ampia, partecipata con una forte regia del Comune. La cosa più bella ed incredibile di Torino è che vince non solo per l’Architettura. Ma purtroppo pochi milanesi l’hanno capito…
PS
questo non significa che Torino sia priva di errori e/o difetti, ma che quello è un esempio da conoscere ed imitare…
Sono daccordo con Duca, Torino è una delle città che sta evolvendo più in sintonia con se stessa senza nemmeno ricorrere alla retorica da strapaese o new fashio stile nonsolomoda.
Purtroppo ha perso un’occasione, secondo me, con le olimpiadi, riqualificando ben poco in confronto alle possibilità che aveva. Ma tant’è…
Per quanto riguarda la torre, mi pare che Renzo Piano abbia semplicemente replicato quello di NewYork. Non che Libeskind abbia fatto chissà quale prodezza concettuoformale, sia chiaro. Dei progetti che avete postato, credo che il più interessante sia quello di Hiroshi Hara da quello che si può vedere: per lo meno tenta una sperimentazione!
A rileggerci, PEJA
Lustrini e Paillettes per la città di Torino.
Città della “Grande Industria”.
Città anche della “Grande Industria” automobilistica.
Sembrano ormai ricordi di una “Grande Industria” “che fu”, e che ora forse (alla luce dell’attualità), stenta a brillare come un tempo.
Grande ammiraglia del progresso, e ‘dell’Industria buona’, quella del progresso, quel progresso innescato ed innescante grandi processi di sviluppo, e di emancipazione della collettività tutta.
Questo davanti agli occhi di una tribuna di spettatori di panorama internazionale.
Peraltro, una tradizione lavoratrice in substrato c’è ancora, una traccia molto difficile da cancellare malgrado le difficoltà presenti, e della quale permane un’eredità da ricevere non e non solo in ‘tono’ romantico/contemplativo, questa eredità di un passato fatta non solo di memoria, e di ricordi cristallizzati ormai lontani.
Che simbolo ha assunto oggi questa città?
Quale simbolo vuole assumere?
Lustrini e paillettes.
Lustrini e paillettes come posso notare e potete notare dalle fotografie dei modelli di cui sopra. Il messaggio ideologico (palesemente, dichiaratamente ideologico, non c’è dubbio, ndr) è chiarissimo, di celebrazione monumentale; è esibito materialmente da come ce lo mostrano i progettisti delle costruzioni in lizza.
Non mi pare che il ‘carattere strutturale’ della strategia di progetto per questo caso di Torino sia MOLTO diverso dal caso descritto dai relatori del forum qualche tempo fa riguardo al caso Fiera di Milano/Centro Direzionale, tanto per riferirmi al non lontano caso del capoluogo Lombardo.
Oggettivamente, e spassionatamente, non è nemmeno POCO diverso, non “molto”, questo io penso.
La diversità sta nel manufatto, questo è, ecco.
La ricetta (trita e ri-trita, da molto tempo) del vetro e acciaio, viene riproposta. Questa è la prospettiva di sviluppo dell’architettura moderna (postmoderna?) che viene diffusa;
la chiamo “propaganda ideologica”, tornando al discorso di qlche riga fa riguardo alla questione del simbolo urbano.
Tendenze filo-europeiste? ..lascio a chi legge, giudicarlo.
x Daniele
non ho ben capito il tuo ragionamento, certamente possiamo fare un esercizio a cercare ora le somiglianze ora le differenze tra Torino e Milano. Io sono convinto che siano più le differenze, sebbene sia consapevole di moltissime somiglianze che però attribuirei ai tempi che viviamo.
Credo che Torino più che sul manufatto architettonico abbia puntato sul clima generale della città per cui le Olimpiadi sono state la vetrina mondiale di una città che ha raddoppiato il suo Politecnico, a differenza di Milano dove tutto quello che c’è in Bovisa deriva dal Poli mentre la città ci ha lasciati soli (FNM a parte, ma gravi responsabilità hanno Comune e Regione), Torino ha saputo realizzare il Museo del Cinema, a Milano al più è comparso un tendone in Bovisa ed un sottomarino al MST Leonardo da Vinci (a chi c’è stato il commento…).
Ecco, credo siano questi i simboli che differenziano le due città, Torino però non credo abbia (non ancora?) architetture che interpretino simbolicamente questa nuova generazione urbana, Milano ha scelto la nuova Fiera (operazione di finanza immobiliare e di palazzine) e la mai realizzata BEIC (di cui, appunto, stiamo realizzando giusto palazzine e Esselunga…).
Ti chiedo molte scuse Duca, la colpa è mia ke NON mi son spiegato BENE.
In ogni caso mi devo complimentare con te, Duca, per aver ben recepito lo stesso il senso del mio intervento precedente.
Ciò che di sostanziale c’è, è la strategia di fondo (ke definirei ineluttabilmente strutturale) che sottende agli interventi urbanistici di questi importanti interventi metropolitani teatro d’attualità.
Sostanzialmente uguale intendo.
E lo dico ben chiaro e tondo e senza nascondermi dietro un dito.
Inviterei anche tutti Voi ad una violenta chiarezza, soggettiva, e studentesca.
- Deve arrivare - e arriverà, un bel momento in cui si ammetterà da parte della Nostra Classe, prima o poi, che questi “progetti” dal lustro nazionale e talvolta anche internazionale, son la palese e MERA manifestazione anzitutto di una necessità economica, e solo successivamente politica (progetto ed intervento) TOTALMENTE ANARCHICA E VIOLENTA verso i confronti della società reale, delle masse lavoratrici, della Collettività; quella vera, con la ‘C’ maiuscola, non quella fatta dai grandi gruppi economici ke pianificano (?) e ke trasfigurano il volto e pianta delle città con interventi senza critica.
Mi si potrebbe rispondere: .
Sarà scontato, rispondo io, ma è il ’senso politico’ sull’intervento che va promosso o bocciato, coscienziosamente.
E quindi, sperando ora di essere un pò meno ‘nebbioso’ di come ero riuscito nel precedente post, Duca, giudico fondamentale un’attenta analisi a-priori.
E’ questo il motivo per il quale dico che Milano = Torino = speculazione.
Giudico altresì altrettanto violento e brutale l’intervento su Torino.
Mi sembra ben evidente e rimango della mia opinione, pur accettando un dibattito.
Io credo ke lo studente sia un PRIVILEGIATO, e lo dico con tutta onestà e in prima persona. PRrivilegiato perchè ho e ABBIAMO TUTTI e ognuno testa x testa, “libera, piena, incondizionata, grande, ed influente” FACOLTA’ di dire la NOSTRA, e di non stare alla LORO ARCHITETTURA.
Noi siamo architetti, e proponiamo la nostra di Architettura, in grande spolvero e senza timori.
E’ per questo che io tra Milano e Torino non vedo differenze, perchè differenze non vi sono.
Non ve ne sono!
A risentirci…
E’ chiaro il concetto? fate pure domande…
CIAO!
db
Ti chiedo molte scuse Duca, la colpa è mia ke NON mi son spiegato BENE.
In ogni caso mi devo complimentare con te, Duca, per aver ben recepito lo stesso il senso del mio intervento precedente.
Ciò che di sostanziale c’è, è la strategia di fondo (ke definirei ineluttabilmente strutturale) che sottende agli interventi urbanistici di questi importanti interventi metropolitani teatro d’attualità.
Sostanzialmente uguale intendo.
E lo dico ben chiaro e tondo e senza nascondermi dietro un dito.
Inviterei anche tutti Voi ad una violenta chiarezza, soggettiva, e studentesca.
- Deve arrivare - e arriverà, un bel momento in cui si ammetterà da parte della Nostra Classe, prima o poi, che questi “progetti” dal lustro nazionale e talvolta anche internazionale, son la palese e MERA manifestazione anzitutto di una necessità economica, e solo successivamente politica (progetto ed intervento) TOTALMENTE ANARCHICA E VIOLENTA verso i confronti della società reale, delle masse lavoratrici, della Collettività; quella vera, con la ‘C’ maiuscola, non quella fatta dai grandi gruppi economici ke pianificano (?) e ke trasfigurano il volto e pianta delle città con interventi senza critica.
Mi si potrebbe rispondere: Ah, Bianchi, grazie per avercelo detto non lo sapevamo mica, non ce ne s’era mica accorti ancora noi compagni??!!!.
Sarà scontato, rispondo io, ma è il ’senso politico’ sull’intervento che va promosso o bocciato, coscienziosamente.
E quindi, sperando ora di essere un pò meno ‘nebbioso’ di come ero riuscito nel precedente post, Duca, giudico fondamentale un’attenta analisi a-priori.
E’ questo il motivo per il quale dico che Milano = Torino = speculazione.
Giudico altresì altrettanto violento e brutale l’intervento su Torino.
Mi sembra ben evidente e rimango della mia opinione, pur accettando un dibattito.
Io credo ke lo studente sia un PRIVILEGIATO, e lo dico con tutta onestà e in prima persona. PRrivilegiato perchè ho e ABBIAMO TUTTI e ognuno testa x testa, “libera, piena, incondizionata, grande, ed influente” FACOLTA’ di dire la NOSTRA, e di non stare alla LORO ARCHITETTURA.
Noi siamo architetti, e proponiamo la nostra di Architettura, in grande spolvero e senza timori.
E’ per questo che io tra Milano e Torino non vedo differenze, perchè differenze non vi sono.
Non ve ne sono!
A risentirci…
E’ chiaro il concetto? fate pure domande…
CIAO!
db
Quello che probabilmente è stato il primo grande Planner (non granché come Architetto), tal Patrick Geddes da Edinburgh, diceva che “la città si governa per emozioni ed interessi”.
Geddes l’aveva teorizzato già nel XX secolo, ma già in molti se n’erano resi conto prima di lui, come la coppia Napoléon III-Haussman.
Con questo cosa voglio dire: da sempre la città è luogo (anche) di interessi economici (per chi non lo sapesse sto facendo il dottorato proprio in questo ambito). Bisogna averne consapevolezza, studiare queste dinamiche capirle e imparare a governarle. Milano lo fa male (pessimo sistema di valutazione economica dei progetti), Torino già meglio.
In generale, con grande rammarico, gli Architetti italiani demonizzano l’economia urbana col risultato che ignorano e si pongono come antitetici con chiunque dica che comunque la rendita fondiaria c’è e, soprattutto, che è possibile governarla. Ma tornando al campo più propriamente architettonico, quello che voglio sostenere è che un lato economico c’è sempre stato e sempre ci sarà, bisogna imparare a conoscerlo, capirlo e rapportarcisi.
Va bene.
E prescindendo da nobili citazioni di intellettuali prese dalla storia, del quale interesse verso le stesse può essere relativo, da quale e SU QUALE fondamento teorico o scientifico fonderesti la tesi ke VUOI SOSTENERE?
db
Io sostengo che la rendita fondiaria debba essere studiata, capita e governata, come fanno in Germania, America e altri paesi dove la città non è vista come sistema architettonico, ma come un sistema in cui anche l’economia è determinante nel regolarne i processi.
Trovo risibile pensare alla città senza sapere niente di economia urbana (gli interessi) e di politiche urbane (le emozioni).
Caro Duca,
Come sempre la tua risposta, il tuo inciso è a dir poco corretto.
Rendita fondiaria può esser, deve esser studiata e capita, nella sua natura, natura strutturale; nonchè studiata e capita nei suoi caratteri e variabili di mutamento.
Penso che possiamo convenire entrambi che ‘la Città’, intesa come entità, sia il prodotto dell’economia e del/i ciclo/i economico/i.
Oggi più che mai, in un’epoca ‘post industriale’, ci si può ben render conto (anche all’occhio più profano) di come le tendenze economiche (speculative e non, ammesso che ve ne siano di NON, oggi, ndr) TRASFORMINO, e deformino la/le città ed il paesaggio urbano.
Forse la città non è solo il risultato di tendenze economiche, c’è anche altro. Analizzare e capire cosa sia questo ‘altro’ è una bella impresa, e non è consigliabile farlo su di un blog, a mio avviso.
Negare, però che l’economia (rendita fondiaria) abbia il ruolo dominante e totalmente indipendente su tutto questo sarebbe come negare la natura reale delle condizioni dominanti, che dominano la nostra società, che è capitalistica (definizione) e ‘voler fingere’ che ci si trovi già in un mondo perfetto dove tutto può stare in equilibrio, ivi compresa la condizione umana della nostra specie. Non solo, così facendo, si correrebbe il rischio di “peccar per troppa fantasia” (cosa che, di per se non trovo comunque condannabile), ma ancor più gravemente, si avrebbe la percezione errata del mondo in cui si è (leggi siamo) immersi e delle reali FORZE DEL MUTAMENTO che lo dominano, come già ho accennato sopra.
Sarebbe come una sorta di “specchio, specchio delle mie brame….”, volendo sentirsi rispondere esattamente ciò che uno pretende.
Per quanto riguarda la rendita fondiaria, qualche illustre, già prima di noi, s’era dato pena di provare a studiare.
Si parla di 150 errotti anni fa ed era il sig. Federico Engels.
T’incollo qui sotto un indirizzo che penso ti possa esser molto utile.
http://www.criticamente.com/urbanistica/economia_urbana/Engels_Friedrich_-_Antiduring-Leggi_naturali_dell_economia.htm
Concludo infine col dire che associare il concetto di ‘politiche urbane’ a quello di ‘emozioni’ è alquanto risibile.
db
Non voglio cadere in un gioco di definizioni, quello cui però tengo è di non considerare l’economia come il male, il profitto come la causa di tutti i mali sociali.
Il profitto è un motore sociale fortissimo, potentissimo, non sempre negativo, spesso virtuoso. Altrettanto spesso non virtuoso, però non lo vorrei demonizzare.
E poi mi piacerebbe capire come queste considerazioni possono influenzare i progetti, credo che si debba sempre partire da quelli.
buonGiorno
allora, direi torino, non fa più torino, negli ultimi anni è diventata decisamente una città molto più interessante di quanto lo fosse prima, molto hanno fatto le olimpiadi, cmq ha fatto un balzo più lungo di milano.. che dal rinascimento che si sta prefigurando sembra essersi messa nuovamente in standbay.
cmq, veniamo a piano, che “pian piano” mi sta un pò infastidendo. se prediamo la maggior parte delle torri di piano, ci accorgiamo, se non entriamo nel dettaglio, che queste poche differenze hanno. ho molto rispetto di piano. però basta, sono fatti con gli stampi, deve uscire dal quel vicolo di torre fatta solo in quel modo, studiando all’università ho imparatao ad “odiare” quegli architetti che vivono del loro tile, in architettura non dovrebbe essereci uno stile proprio, ma uno stile per la città.
per quanto riguarda gli altri progetti per la torre torinese, mi sembrano davvero interessanti, sono fatti un architettura pulita e sodisfacente, forse mi deludono un pò gli mrdv, forse è il modello che non rende, libaskind non ci presenta niente di nuovo ma cmq sembre molto affascinanti.
raffaeleVisconti
Ho trovato questa discussione per caso..
da Torinese che cerca di star dietro all’evoluzione della propria città confermo che il processo in cui siamo entrati è difficile, spesso contradditorio e a volte con risultati insoddisfacenti.
la speculazione c’è stata..
ma credo che il dato di fondo più importante sia che le istituzioni private e pubbliche, di ogni colore politico, hanno realmente collaborato per stendere un piano startegico per la città.
la politica prima e l’economia dopo hanno plasmato Torino.. da capitale a città realmente industriale.
forse da “milanesi” non ve ne rendete conto, ma la reale novità a Torino è che i torinesi abbiano cominciato “in massa” a occuparsi della propria città, a reclamarla..
a prescindere dal progetto di Piano, è davvero entusiasmante sentir parlare ogni tipo di persona di urbanistica, dalle vecchiette agli studenti del liceo..
e lo fanno, lo facciamo, perchè ci importa.
con questo non voglio dire che sia un processo senza inconvenienti o grandi incoerenze, perchè ci sono.
quello che è interessante è che un qualcosa che è partito “dall’alto” che poi si è fuso con la spinta “dal basso”, che è emersa prepotentemente nella partecipazione dei volontari e della cittadinanza a ogni grande evento, dalle olimpiadi all’inaugurazione della Reggia di Venaria.
MV
L’economia è come la forza di gravità. Possiamo avere due atteggiamenti verso di essa. Quello occidentale, e cioè porci contro e combatterla, coscienti comunque di non poter mai sconfiggerla. O quello orientale, e cioè girare la sua forza a nostro favore, usarla come opportunità creativa (e critica direi, rispetto all’economia) e non come limite. E poi siamo architetti, lavoriamo solo grazie a queste due forze no?
Per quanto riguarda i progetti… ogni gruppo ha presentato la sua torre nel proprio stile. Ogni architetto del mondo ha un suo stile, ogni persona ha un suo stile. Criticare un progetto perchè non si allontana dal suo stile mi sembra privo di significato. Il progetto di Piano è l’unico che si pone come un contrappunto nel tessuto cittadino, inserendosi nello stesso spartito. E’ una torre che parla più di Torino che di Piano (per quanto, ok, sia uguale a tutte le sue altre torri).
CityLife non ha neanche una virgola di Milano, parla solo degli interessi dei grandi gruppi economici che girano su Milano. (Anche se lo trovo un progetto poetico).
Sarebbe interessante scoprire (leggi: ) quali sono i *DUE* atteggiamenti adottabili verso la Forza di gravità, visto che gli hai paragonato i *DUE* a atteggiamenti che possiamo avere, a scelta, verso l’Economia, rapportandoci ad essa; credo di non aver capito male.
(Io ogni tanto mi alzo la mattina dicendo:….ma mi par sovente Essa non essere d’accordo! Praticamente sempre diciamo!, ndr).
L’altra cosa interessante, sarebbe sapere quali libri e/o quali fonti di economia consulti…
Giusto per sapere le generalità di chi ha scritto certe……STUPIDAGGINI…!
(diciamo così).
db
(Scusate ancora il doppione, ma a quanto pare, questo blog sembra aver tolto il testo contenuto nelle virgolette del discorso diretto.
Ri-posto il mex qui di seguito.
Sarebbe interessante scoprire (leggi: “che Tu ci dicessi”) quali sono i *DUE* atteggiamenti adottabili verso la Forza di gravità, visto che gli hai paragonato i *DUE* a atteggiamenti che possiamo avere, a scelta, verso l’Economia, rapportandoci ad essa; credo di non aver capito male.
(Io ogni tanto mi alzo la mattina dicendo:”Massì, oggi non ho proprio voglia d’essere un ‘oggetto’ attratto verso il centro della terra dalla Forza di Gravità!”….ma mi par sovente Essa non essere d’accordo! Praticamente sempre diciamo!, ndr).
L’altra cosa interessante, sarebbe sapere quali libri e/o quali fonti di economia consulti…
Giusto per sapere le generalità di chi ha scritto certe……STUPIDAGGINI…!
(diciamo così).
db
mi sembra evidente che hai interpretato male le mie parole, probabilmente ho fatto un discorso che non ti è proprio e ho sbagliato a non dilungarmi nella spiegazione.
è altrettanto evidente che è inutile spiegarti ora il senso del mio discorso, visto che nonostante tu non lo abbia compreso hai già deciso che sono stupidaggini-diciamo-così.
Senti Manuele Sarfatti, dicci un paio di modi di stampo orientale per utilizzare l’economia (ho detto l’economia) in modo creativo.
Che io personalmente sono molto curioso e trepidante.
mi spiace aver inaugurato così la mia stagione di commenti, ad ogni modo provo a rispiegarmi.
in generale l’attitudine orientale è quella di utilizzare la forza dell’avversario a tuo favore. esempio terra terra: uno ti tira un pugno, tu con una presa opportuna utilizzi la sua stessa forza per mettergli il braccio in leva e neutralizzarlo.
l’attitudine occidentale in questo caso sarebbe quella di incassare e tirargliene uno più forte, ossia scontrarsi apertamente con la forza avversaria.
l’attitudine occidentale può andar bene se sei più forte, quella orientale va bene anche se sei più debole.
la forza di gravità (della quale tra l’altro sto parlando in relazione all’architettura) e l’economia sono forze più grosse di noi. non c’è verso di sconfiggerle. ma tanto meno possiamo allearci (non possiamo nè sprofondare di nostra volontà sotto terra per facilitare il lavoro alla FdG, nè entrare nel gioco perverso dell’economia capitalista e lasciarci desumanizzare).
esempio di scontro con la FdG: disegno degli spazi e delle loro articolazioni in un albergo, posizionamento degli elementi strutturali in modo che non siano troppo d’intralcio. esempio “orientale”: le cattedrali gotiche, dove gli elementi che scaricano la forza di gravità sono quelli che danno significato all’intero edificio.
per quanto riguarda l’economia ho le idee molto meno chiare ad essere sincero, ma sono fermamente convinto che il nostro atteggiamento verso di essa debba essere di questo tipo. ad esempio, non opponiamoci a grandi progetti da milioni di euro solo perchè dietro ci sono gli interessi di grandi compagnie. come dice Duca, l’economia è il profitto, e il profitto è una condizione essenziale per fare architettura. usiamo il profitto dell’economia corrotta per fare buona architettura.
salvaguardiamo le città dell’internazionalizzazione e dalla perdità di identità, salvaguardiamole non come metropoli di flussi, ma come fatti sociali e culturali di cittadini. ma per farlo bisogna costruire, e per costruire servono i soldi, e i soldi indovina chi ce li da?
Premesso che sarei molto curioso di conoscere che razza di pensiero di Occidentale e Orientale conosci, mi permetto di chiederti chiarimenti in merito a questo sillogismo che tu proponi:
_ l’economia è il profitto,
_ il profitto è una condizione essenziale per fare architettura.
_ usiamo il profitto dell’economia corrotta per fare buona architettura.
Se sui primi due passaggi posso essere d’accordo, perché l’economia deve per forza essere corrotta? Non so se lo sai, ma esiste anche un’economia sana, rifiuto fermamente l’idea che tutto ciò che sia economia sia corruzione! Ma siamo pazzi???
Sul resto, magari discuteremo poi…
“usiamo il profitto, che facilmente verrebbe da quella parte malsana e speculativa dell’economia, per fare buona architettura”
così suona meglio? a volte mi sembra che mi prendi per scemo, chi è che sosterrebbe che l’economia è una forza corrotta in sè?
per quanto riguarda i pensieri occidentali e orientali, è ovvio che si stratta di stigmatizzazioni, non certo di regole assolute. però ti assicuro (per esperienza personale, dovuta a 5 anni di contatti con il mondo cinese, e per una serie di saggi, articoli, spezzoni di libri che mi è capitato di leggere) che c’è una importante differenza, che ho spiegato più su, alla base di questi due pensieri. se non ne sei convinto fai pure delle ricerche.
mi sembrate troppo idealisti.
Impregnati d’ideologia. E vi dividete malamente la vostra ideologia, e scontrandovi date vita a dell’altra ideologia.
Ma quand’è che vi FATE VEDERE IN BOVISA, BOVISIANI??
Si, sto parlando di voi 2.
db
A settembre.
Ideologia? Qui si è parlato di Piano, di Economia (con tanta tanta confusione) e di scuole di pensiero. L’ideologia è un’altra cosa.