Il principe è nudo. Rem Koolhaas a Bovisa

di Giancarlo Consonni
Ormai su periodici, magazine e quotidiani l’architettura si affianca sempre più alla moda, al glamour, al gossip. È quella la vetrina dove i cittadini possono venire a sapere di importanti trasformazioni del contesto in cui vivono. Non perché interessi il loro parere. I media li relegano al ruolo di spettatori impotenti (semmai immaginati nell’atto di emettere esclamazioni di meraviglia).
I politici? Da quelli dell’opposizione (di qualunque colore): silenzio. Non è materia che li riguardi, che abbia attinenza con la politica. Per quelli che hanno le redini del potere, le fantasmagoriche restituzioni virtuali sono l’incenso con cui si avvolgono: il sostituto di ogni discorso, di ogni giustificazione. Non solo la comunicazione, ma il mezzo a cui essa si affida è tutto (di nuovo McLuhan): dietro non c’è niente. Non un pensiero, un’argomentazione. Non un logos che possa essere oggetto di discussione nella polis. Così l’attacco si svolge su due piani: la città reale e la città ideale (nel senso non dell’utopia ma della civitas definita dalla convivenza civile e dalla condivisione delle ragioni su cui si fonda). Un punto su cui le restituzioni virtuali lavorano è l’immaginario. Che viene destrutturato e sganciato dalle ragioni civili. È anche così che si distrugge la città.
Esemplare è il lavoro svolto da una pubblicistica storicamente e formalmente attribuita a un’area di centro-sinistra e che in passato ha svolto un ruolo importante sul piano della difesa/costruzione di un cultura civile. Si pensi al lavoro di Antonio Cederna. Sì: sto parlando dell’«Espresso» e anche di «Repubblica», dove accanto all’ottimo lavoro svolto da un Francesco Erbani, troviamo il dilagare di maître à penser che hanno dirette responsabilità nella distruzione della città. O dove alcune star internazionali dell’architettura hanno un lasciapassare assicurato, avvalorato da giornalisti che si sono eletti a loro alfieri/maggiordomi. Per non dire delle pagine locali di «Repubblica», dove, come anche sul «Corriere della Sera», alcuni servizi su complessi edilizi in programma si presentano in tutto e per tutto come pagine pubblicitarie a pagamento: una prosecuzione della pubblicità immobiliare.
Tra gli effetti di trascinamento di questo caravanserraglio è l’automatica promozione di alcuni architetti di grido al ruolo di esperti in pianificazione urbanistica e disegno urbano. Ambiti su cui tali architetti non hanno alcuna preparazione, né alcuna esperienza che giustifichi l’affidamento di compiti di tale importanza. Chi glieli affida? Hanno incominciato gli immobiliaristi con il pieno avvallo degli amministratori pubblici, e ora li seguono su questa strada gli stessi amministratori in prima persona. La cosa è stranota: l’archistar è il grimaldello per ottenere l’innalzamento degli indici di edificabilità. L’amministratore pubblico li concede in cambio del fatto che acquisisce, o pensa di acquisire, uno scudo che lo mette al riparo da ogni genere di critica. Ogni discussione viene così tranciata di netto: chi osa muovere obiezioni si trova davanti un fuoco di sbarramento: «Chi è questo Carneade che osa schierarsi contro progetti che portano firme tanto prestigiose?». E via di questo passo. L’impreparazione degli amministratori e dei tecnici comunali fa il resto, finendo per trascinare nel vortice ammirazione/ignoranza larghe componenti dell’opinione pubblica: settori della società che via via si convincono che sulle trasformazioni territoriali e urbane non hanno voce in capitolo, perché non avrebbero la competenza. Mentre il problema primo di un amministratore pubblico sarebbe l’opposto: porsi come tramite fra competenze tecniche e competenze civili. Il vortice si trasforma così in tritacarne: le cosiddette competenze tecniche fanno a pezzi le competenze civili, ovvero quella materia - ciò che fa città - in cui tutti siamo esperti in quanto cittadini.
Queste le considerazioni suggerite da uno degli ultimi botti del fitto bombardamento mediatico: l’articolo Cantiere aperto Milano apparso su «L’espresso» del 23 ottobre 2008 a firma di Enrico Arosio.
Al centro dell’articolo è il progetto di Rem Koolhaas per l’area dei gasometri nel quartiere milanese della Bovisa. Il termine progetto è in questo caso un eufemismo. Si tratta più propriamente del divertissement di un individuo che evidentemente non ha giocato abbastanza da piccolo. Butta sull’area, a manciate, dei pezzi presi da una scatola di giochi d’infanzia e dopo averne cavato un assemblaggio che gli pare abbastanza stravagante da sorprendere gli allocchi, mette la sua firma sotto questo affastellamento, lo chiama masterplan e lo manda, con relativa parcella, al committente diretto. Ovvero a EuroMilano. Che qui, in termini di potere, avrebbe tutte le prerogative del principe. Come le avrebbero i suoi interlocutori primi: il Sindaco di Milano e il Rettore del Politecnico, il quale rappresenta un ente che in questo caso è il maggiore destinatario dell’intervento di recupero.
Principi? Sì: principi. Solo che nel quattro-cinquecento i principi avevano in generale buon gusto e ci tenevano a rispecchiarsi nelle opere. Ma si dirà: «Anche il “masterplan” di Koolhaas riflette qualcosa». Vero. È uno specchio che la dice lunga sulla impreparazione e il cattivo gusto dei moderni principi. I quali tra i gasometri della Bovisa, a dispetto dell’archistar usata come foglia di fico, appaiono in tutta la loro non entusiasmante nudità.
28 Ott 2008 periferico studente
31 Responses to “Il principe è nudo. Rem Koolhaas a Bovisa”
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Prima di tutto bentornati in vita.
Dopo una lunga assenza avete però fatto un ritorno col botto.
Il post è, secondo me, perfetto: l’analisi della situazione del mercato, l’analisi politica, l’analisi del fenomeno archistar.
E’ una delle poche volte che non sento dire: ma cosa vi importa delle archistar, è un fatto quantitativamente marginale, quello che conta è la gran massa di edifici che non sono fatte da loro ma da anonimi professionisti del mattone!
Certo che il grosso di ciò che esiste non è stato costruito da quei signori ma da qualche tempo tutto questo non è più vero. Voi ne portate un esempio; un altro fresco, fresco è la Città Viola a Firenze dove, con la scusa del calcio e dello stadio nuovo si costruisce una cittadella di 90 ettari, autore Fuksas.
Non ti preoccupare, a Firenze governa la sinistra, a Milano la destra, ma la musica non cambia.
Non mi piace fare qualunquismo ma la realtà è oggettiva, per cui non fare troppo conto sugli amministratori. E vedrai per EXPO2015!!!
Mi piace il fatto che uno studente “periferico” abbia questa assoluta mancanza di sudditanza psicologica nei confronti dell’essenza stessa di questo fenomeno che passa con il nome archistar, e giudichi il progetto per quello che è: un gioco di legno per bambini lasciato per terra dopo un pomeriggio di giochi con un amichetto. Manca solo la mamma che entra e dice: rimetti tutto in ordine, altrimenti non invito più il tuo amico a giocare!
Il ruolo della mamma lo dovrebbe svolgere il sindaco ma…tant’è!
Saluti
Pietro
Come al solito sempre gli ultimi a discutere di questo argomento (per ovvie ragioni).
Consiglio a tutti di leggere il libro di Gabriella Lo Ricco e Silvia Micheli “Lo spettacolo dell’architettura” (2003) e successivamente quello di Franco La Cleca “Contro l’architettura” (maggio 2008).
Saluti, Andrea
Leggo l’articolo con a fianco la mia ragazza…
“Il termine progetto è in questo caso un eufemismo.” rido e lei mi chiede come mai leggo ad alta voce e, facendo vedere la foto, dico che sembra il pavimento con un bambino che ha rovesciato la scatola dei cubetti….. continuo a leggere “Si tratta più propriamente del divertissement di un individuo che evidentemente non ha giocato abbastanza da piccolo. Butta sull’area, a manciate, dei pezzi presi da una scatola di giochi d’infanzia e dopo averne cavato un assemblaggio che gli pare abbastanza stravagante da sorprendere gli allocchi, mette la sua firma sotto questo affastellamento, lo chiama masterplan e lo manda, con relativa parcella, al committente diretto.”
… evidentemente l’immagine che evoca quel “masterplan” nella mente di chi scrive non è molto dissimile da quella evocata nella mia….
C’è una cosa che mi fa inncazzare in tutto questo, non è quello che potete pensare, allo schifo di questa finta architettura ormai ci sono abituato… è che stò facendo un progetto in Bovisa e passo sopra alla stazione con una pensilina… ora scommetto che in sede di laurea qualche idiota sarà convinto che ho copiato da rem koohlaas.
L’ignoranza e la superficialità di chi ha scritto questo articolo farebbe impallidire chiunque, per non parlare del coretto stonato di quelli che hanno commentato questo intelligentissimo articoletto da pattumiera. Nulla da ridire sul discorso dell’ampliamento di suolo edificabile con la scusa di progetti di grandi firme, ma allora non capisco perchè l’intero articolo sia mirato a deridere uno dei più grandi maestri dell’architettura contemporanea e non analizzi invece la bassezza della nostra classe politica la quale usa architetti noti per raggiungere i suoi scopi e azzittire l’opinione pubblica. Koolhaas ha ricevuto un incarico con tot mq edificabili e lo ha realizzato al meglio, punto. L’architettura influisce in modo violento sul vivere di tutti noi, dal controllo energetico alle relazioni dei tessuti sociali, si pensi al disagio delle periferie nato xchè non vi hanno operato architetti ma palazzinari e imprenditori…la causa dei malesseri sociali metropolitani nasce quindi da una classe politica sconsiderata che in virtù di clientelismi e guadagni hanno ucciso gli architetti italiani per favorire imprenditori spregiudicati. Cosa centra Koolhaas con l’ignoranza e la faccia da culo della Moratti? Nulla, ma te hai fatto finta che il problema fosse dell’architetto interpellato a progettare su un terreno dato e non su chi quel terreno lo usa per speculare. Parlate con cognizione di causa per favore.
Memè, il fatto che abbiano interpellato Koolhaas non lo ha costretto a fare quel progetto.
Forse tu protesti perché chi lo ha interpellato sapeva che avrebbe fatto quel progetto e l’ha chiamato proprio per questo? Ma se tu protesti per questo vuol dire che non ti piacciono i progetti di Koolhaas, invece dici che è il più grande architetto vivente.
Allora, mi domando, perché protesti con la Moratti se ha chiamato quello che tu ritieni il più grande “maestro” vivente?
Come la giri, la giri: sei in totale contraddizione.
Io protesto perché Koolhaas ha fatto quel progetto e protesto con chi l’ha chiamato per farlo sapendo che avrebbe fatto qualcosa di simile e ha ragione il post: utilizzare i grandi nomi serve ad aprire le strade.
Inutile divagare con discorsi altri: è questo il progetto che è presentato e di questo si deve parlare. Poi è chiaro che non è mica Koolhaas il responsabile delle periferie milanesi, ma solo di quelle che fa lui.
Saluti
Pietro
Pregasi spiegare dall’alto della sua posizione, agli ignoranti e superficiali, la magnificenza di questo progetto, il rapporto con l’intorno, con la ferrovia, con gli edifici di archeologia industriale che è tenuto a conservare all’interno della goccia, a dare una spiegazione dei cerchi (non mi si dica che è la citazione dei gasometri perchè sarebbe una vaccata immensa), delle forme apparentemente casuali degli edifici, ma anche, più semplicemente, la relazione tra la parte del masterplan nella goccia e quella nella fascia a sinistra, nell’area ex Montecatini.
Certo ormai a Milano la sfida è aperta, firmato è bello, storto è bellissimo, insensato ancora meglio… a me sta iniziando a venire il dubbio che si stanno divertendo a capire fino a quanto si possono spingere con edifici sempre più improponibili e la fiera degli allocchi che sbava per il monumento quotidiano…
Giorgio Memè ha ragione! Anche se ha usato toni un po’ forti, e la maleducazione è sempre da evitare quando si parla in modo civile, ha una ragione di fondo, Koolhaas ha fatto un progetto per il quale era stato chiamato, non lo ha deciso lui e non si è neanche imposto, lo hanno chiamato. Esattamente come i principi che nel rinascimento chiamavano alla propria corte i poeti, i pittori, gli scultori e ovviamente gli architetti migliori dell’epoca per creare attorno a se il meglio che si potesse avere, analogamente oggi i sindaci e le amministrazioni chiamano il meglio del panorama culturale e in questo caso uno dei più famosi e apprezzati architetti.
Per inciso, a me Koolhaas non piace, troppo semplicistiche le suo opere, troppo poco articolate, ma questo è un mio giudizio personale, che nulla ha a che fare con una analisi e una critica seria dei fenomeni architettonico-urbanistici del mondo che ci circonda. Koolhaas insieme a quelli che impropriamente vengono detti Archistar sono il meglio che l’architettura di oggi possa offrire, perchè sono quegli architetti e quegli ingegneri che meglio di altri sanno rappresentare il gusto e la “forma mentis” della società contemporanea, e a dirlo non è un critico o due, se sono divenuti così famosi è perchè sono largamente apprezzati da addetti al settore e sempre più spesso anche dalla gente che oggi semptre più ha imparato a conoscerli ed apprezzarli.
A me Picasso non piace, anzi, ma non posso negare che sia stato uno dei più grandi pittori della storia. Non confondiamo il gusto personale con il riconoscimento di un valore universalemnte riconosciuto.
Per di più ogni tanto vedo addirittura persone che esprimono giudizi guardando magari solo un’immagine senza esaminare il progetto. Assurdo!
Ricordo sempre che la Torre Eiffel fu oggetto delle più aspre critiche da parte di molti intellettuali dell’epoca (tra cui anche Victor Hugo) ma poi è diventata il simbolo di Parigi, un edificio, diciamolo pure, inutile e costruito solo per rappresentare l’evoluzione tecnologica del tempo. Lo stesso valoe per la Mole Antonelliana di Torino e, tornando ai giorni nostri, al grattacielo affusolato eco-compatibile di Foster a Londra, che ormai svetta su tutte le riviste di viaggio come uno deio simboli della City londinese.
Prima di giudicare un edificio bisognerebbe avere un po’ di lungimiranza.
Koolhaas questo pomeriggio era in Bovisa per una conferenza che aveva lo scopo di esporre il proprio progetto.
Non lo avevo ancora visto e sarò sincero, fino ad ora sentedo solo il nome del progettista avevo lasciato che il mio cervello si decelebrasse nell’intento di immagiare la sua opera.
L’immagine che gira attualmente in internet è certamente sconcertante… anni di studi e insegnamenti sull’importanza dello studio morfologico-urbano-sociale della città e dell’intorno hanno lasciato il posto a…. non sò che sia.
Certo di una cosa sono. Sempre più Architettura va a braccietto con APPARIRE e SOLDI. o APPARIRE per i SOLDI… vedete voi.
Che ci voglaimo fare.
Per carità… i soldi sono della società che lo ha ingaggiato, ma a questo punto che male sarebbe stato commesso ad indire un concorso che avrebbe portato ad una più ampia pluralità di risultati, dove magari tra tanti nomi e tanti SEGNI-GESTI, un’adeguata giuria preparata non si sarebbe lasciata ACCECARE dal VESTITO da festa delle opere presentate.
Prima di tutto devo scusarmi per il tono del commento che ho usato..il problema è che stiamo parlando di un architetto che sta nelle pagine dei libri di Zevi e della storia, è l’architetto che insieme a Himmelblau, Tschumi, Eisemann etc fece la prima mostra decostruttivista della storia, è l’architetto che insieme a Tschumi fece un progetto senza precedenti per il parco de la villette e che cambiò il modo di vedere la progettazione, è l’architetto di Villa Dall’Ava, del purtroppo non realizzato Hotel ad Agadi, del Kunstal a Rotterdam, di Delirious New York e così via…quindi annoverarlo tra quegli architetti che fanno solo opere improponibili e appalti mostruosi non mi sembra corretto.
Il progetto in questione non lo conosco a parte quella immagine e probabilmente avete ragione voi sulla sua qualità, però vorrei farvi notare solo che il problema non è Koolhaas ma l’Italia, perchè in Olanda non credo abbiano possibilità di vincere progetti non attentamente valutati. Non oso immaginare che giro di mazzette, di clientelismi, di scambio dei voti ci sia dietro tutti i nuovi cantieri di Milano, e quindi mi viene da ridere solo a pensare che la giuria in questione non fosse influenzata.. insomma dire che Koolhaas non doveva partecipare non mi convince affatto, ed è verissimo quando dici che i grandi architetti fanno solo gola ai sindaci, però il problema vedi che è esclusivamente dell’amministrazione?Dovrebbero forse scioperare tutti i grandi architetti perchè vincono troppo facilmente???
Ultima cosa: nn conosco l’area del progetto però a volte può capitare che il progetto possa infischiarsene dell’intorno e creare un’eccezione (magari in un contesto abusivo o di poca qualità) che caratterizza la zona che prima era invece priva di attributi…magari non è questo il caso, era solo per rispondere a un commento che ho letto..ciao a tutti
qualche osservazione per Memè e gli altri
1. In primo luogo il progetto in questione non è esito di un concorso ma di un incarico che Euromilano, società privata ha affidato a Koolhaas (non che questo sposti molto le cose ma è bene saperlo)
2. Un architetto, a maggior ragione un archistar può anche rifiutare un incarico, e comunque sempre si deve assumere le responsabilità di ciò che produce non si può trincerarsi dietro alle richieste della comittenza, non siamo juke box… si mette una monetina ed esce il disegno. L’architettura ha o dovrebbe avere un ruolo critico rispetto alla società che piò essere legittimato a partire dal proprio sapere disciplinare. Saper gestire la propria professionalità all’interno di un processo che ci vede comunque coinvolti in situazioni ove giocano poteri complessi non è facile per nessuno, ma è anche su ciò che si gioca il valore di un progetto. Per chiarirsi: si può rifiutare un incarico, ma si può anche accettarlo e condurlo in modo da portare la committenza a più miti consigli, ricostruendo in modi differenti il tema di progetto; si può fare un progetto che comporti un maggiore impegno della committenza verso questioni di interesse collettivo (ad esempio la qualità dello spazio urbano prodotto) etc….
3. koolhaas o meglio OMA (non dimentichiamo che un tempo c’era Zenghelis in OMA) fino a quindici, venti anni fa ha fatto lavori egregi, e non tanto le villette incensate dalle riviste (villa dall’ava etc) ma soprattutto i lavori urbani (melun senart, villette, seoul, delirious new york, i vari testi sia pur contestabili sulla città generica….) poi tutto è cambiato…o lo avevamo fraiteso? (alcune ambiguità ci sono sempre state … come il fatto che il progettista cavalca il mercato come il surfista l’onda). Saranno gli storici ad occuparsene; ma non è un processo isolato, ricorda molto il Kenzo Tange degli anni 70 e 80 quando ogni città aveva un suo progetto in corso. tutti brutti (distretto fiera di bologna ad esempio). I veri “grandi” (per intendersi Le Corbusier ), possono fare un progetto un po’ così cosà … ma fino alla fine vanno avanti a produrre lavori interessanti.
saluti
m.s.
una domanda:
Koolhaas insegna?
Ciao a tutti
db
a Daniele_Bianchi…certo che Koolhass insegna…..insegna in svariate facoltà dell’Europa e degli Stati Uniti…….
ma l’importante non è sapere se insegna.. ma cosa insegna…..
dato che i suoi progetti sono solo delle constatazioni del kaos che regna oggi nella società e non degli spunti utopici di un nuovo stile di comportamento!
Ecco appunto.
Giusto.
Non è importante dice lui sapere “se insegna”, quanto piuttosto” Cosa insegna??
Cosa insegna una persona del genere?
(!!)
db
Cosa insegna? Tiro a indovinare: Scienza della comunicazione.
Pietro
Ca….. hmm, caspita, io che avrei sinceramente detto che facesse il progettista per ‘giuochi da tavolo in scatola’ (ed in scala, a questo punto….ndr) vedendo immagini del tipo come quella in cima a sta pagina.
Monopoli, Risiko…..hmmm pezzi del domino, anche il Lego (conoscete tutti il lego vero?) in realtà, parrebbe molto somigliante a cose come quella in foto.
Se non fosse per il fatto che, per esempio, io da piccolino ero molto ma molto più capace e sapiente (e scusate il narciso) ad organizzare insieme,in modo intelleggibile, la ’stazione del trenino rosso’ (modellino) Lego, con la stessa Auto-stazione (modellino) Lego, al fine di creare “LegoLand”. O “LegoLandia”.
Non sò, confesso, a questo punto, cosa intende bene dire il professor Koolhaas quando usa parole come ‘junkspace’ (luoghi-spazzatura, mi par voglia dire). Forse la spiegazione, brutalmente e violentamente ‘veritiera’ che mi sembra di poter capire, che questa di ‘Junk’, sia un ‘aggettivo (s)qualificativo’ col quale egli dipingerebbe, malcelatamente, in chiave assolutamente “autobiografica” direi, le proprie personali ‘”’architetture”'’ proposte, e pensate, e disegnate (e non so quanto rallegrarmene).
Per sintetizzare, R. Koolhaas produce delle ‘Junk-architetture’, cioè delle architetture ‘monnezza’; e qui si riscontra un filone di importante ‘coerenza’, se è vero ciò che dicevo prima, ma lascio a Voialtri giudicarlo.
Il peccatto, per Noi, nel nostro piccolo e da vicino, è che stavolta il cavaliere s’è l’è presa con la nostra piccola, indifesa Bovisa!! S’è accanito mica male il dottore accidenti su di Noi.
(Vien da chiedersi cosa mai gli abbiam fatto forse di male??).
Belle le chiose ed i commenti Consonniani.
Varrebbe la pena di tirar fuori da qualche impolverato cassetto ‘biblico’ la ‘parabola’ della pagliuzza e della trave di legno nell’occhio.
Ai posteri.
db.
vabbe’ vabbe’….io solo una cosa mi auguro per questa ‘nuova bovisa’: che non ci siano sgabelli ma sedie.
mi piacerebbe sapere che progetti ha fatto Consonni a livello di quelli di Kolhaas
I progetti si giudicano quando sono costruiti.
A questo punto ci si puo’ solo rammaricare per la superficialita’ dei commenti di Consonni.
Tutti sanno che esperienza ha Kolhaas…..io sono molto contento che la sua proposta vada avanti.
Ho forse dovremmo fidarci di quelli come Consonni che insegnano insegnano insegnano e non fanno mai nulla?…..
poter vantare nel cv dei progetti eccellenti o considerati tali non vuole dire che tutti i progetti lo debbano essere o che tutti debbano apprezzare i progetti che fa…
Se viene pagato per fare uno dei suoi progetti e qualcuno apprezza, ben fa ad accettare la commessa e propinare il progetto, se poi lo fa perchè è la sua visione del mondo e dell’architettura, perchè cavalcare l’onda paga o per altri motivi…
Bisogna ammetterlo il problema non è chi fa l’opera, ma chi la commissiona e perchè la commissiona…
Anche io trovo molto superficiale l’articolo di Consonni.
Non c’è una parola “tecnica” di commento al progetto, se la poteva permettere visto che parla ad altri architetti.
Consonni…così sembra solo un gran rosicamento perchè il progetto non l’hanno dato a te.
Personalmente preferisco 1000mc in più di Koolhaas che i soliti concorsi truccati all’italiana e lo scempio formale/strutturale che vediamo in giro.
Koolhaas bisogna conoscerlo, leggerlo, prima di giudicarlo. Mi pare che tanti che hanno commentato qui (incluso Consonni) non l’abbiano mai fatto.
Altrimenti saprebbero che Koolhaas, non solo da piccolo, ma anche ora, giochi e abbia giocato molto più di Consonni. Caro Consonni, il mondo cambia, l’architettura anche, evidentemente più velocemente di quanto lei sia riuscito a percepire.
Saluti.
@m.s. “l’architettura ha o dovrebbe avere un ruolo critico rispetto alla società”. davvero?! e questa verità me la potresti motivare? se penso al partenone, se penso a michelangelo…
sarebbe ora di smettere di parlare per frasi fatte e riflettere molto bene su tante cose che non si sanno e non si sono davvero capite.
@daniele bianchi. bel discorso, comunque so si scrive senza accento.
@ stefania, l’architettura è un racconto che si fa con il progetto, prima, e con l’edificio, poi. Se per capirlo bisogna leggere gli scritti qualcosa non va. Se leggi un libro e non ti piace, perchè è scritto male, perchè non ha contenuti, perchè come ti pare, a voglia che l’autore ne scriva un altro per spiegarsi, quel libro non va. Punto.
Quel progetto di Koolhaas può avere mille giustificazioni, mille argomenti, che a Koolhaas non mancano di certo, ma è e rimane un….. bip. Diciamo un gioco di incastri di legno come è già stato detto.
Saluti
Pietro
Quando leggo un articolo di architettura, specialmente di architettura, e vedo iniziare detto articolo con parole ‘incipit’ del tipo “L’architettura è un racconto….” o cose di questo tipo mi vengo i brividi nella schiena, perchè comincio a sentire una tremenda puzza di “intellettualismo” e di affabulazione da intellettuale.
E sono allergico.
Ma tanto.
Devo dire che non è questo il caso, e che, se vogliamo definire davvero l’architettura un racconto così come Pagliardini l’ha espresso (altre parole analoghe potrebbero essere quelle di brano, composizione, testo, sinfonia ecc… ecc…), trovo che non ci sia spiegazione più corretta di quella che proprio Pagliardini ha dato.
Se per capirla devo leggere dei testi, anzichè entrarci, disarmato dalla porta d’ingresso, c’è qualcosa che non va.
Appoggio totalmente la sentenza.
E questo vale in modo bilaterale, ossia a chi fa la critica o la chiosa parlata (in questo caso G. Consonni), ovviamente, all’architettura raccontata.
E’ assolutamente un punto importante quello che mette alla luce Pagliardini, e sono d’accordissimo.
Con questo non voglio arroccarmi dietro ad una posizione ideologica che voglia dire “i testi sono inutili per spiegare i progetti”, storicamente, di oggi e di ieri; voglio dire, in modo assolutamente autografo, che l’architettura vive di vita propria, della sua materia, e delle sue forme, e delle forme della sua materia. In quanto oggetto manufatto.
Rimando pertanto alla lettura di qualche articolo del libro di E.Focillon “Vita delle forme / Elogio della mano” per esplicitare questo concetto. E’ un libretto molto bello e significativo, tra l’altro presente nella biblioteca della Facoltà di Bovisa.
In particolare al paragrafetto interno intitolato propriamente “Forme della Materia”, che è assai significativo.
Come diceva Aldo Rossi, non ricordo in quale scritto od introduzione, “L’Architettura è gia nel disegno”, e come essere in disaccordo su questo….nel DISEGNO.
Le relazioni, DOPO.
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Agli autori di “Bovisiani”.
PS: Vorrei cordialmente e sentitamente sollecitare i redattori del sito, o chi se ne occupa, a pubblicare un articolo sulla mostra di Aldo Rossi, che campeggierà in Bovisa fino a dopodomani nella sala mostre di via Durando
Se non v’è tempo da parte Vostra di stilarlo, mi propongo a Voi di scrivere io personalmente un articolo (e foto della mostra allegate) entro breve, se siete d’accordo, e di sottoporvelo a visione previa di pubblicazione.
In modo da sollecitare un forum di discussione, quanto meno via internet.
E’ una mostra bellissima, autentica, e di alto significato per la Nostra Facoltà. E’ forse la più bella mostra che io abbia mai visto in Bovisa, ed in generale forse.
Mi pare pertanto “delittuoso” il fatto di non poter dargli la giusta voce e giudizio che essa merita.
Cordialmente
Daniele Bianchi
E’ giusto documentare la mostra, di durata troppo breve.
L’ho vista personalmente e vedere i disegni di Rossi da vicino provoca sempre un subbuglio interiore, soggettivo, diverso da persona a persona, è bello vederla in compagnia, sarà interessante leggere i commenti.
Preferivo ad ogni modo l’allestimento che era stato fatto a Cesena nell’Ex Chiesa dello Spirito Santo nel 2005.
Chi non ha notato la disposizione delle bacheche a pettine?
Aspettiamo un breve articolo ma soprattutto le immagini!
bovisiani[CHIOCCIOLA]studentipolitecnico.it
volevo commentare questo articolo molto tempo fa…poi ogni volta mi chiedo ‘ma chi me lo fa fare’ … Ad ogni modo credo che il prof. Consonni esponga fatti concreti, nulla di inventato, insomma la sua è una giusta critica.
Quello che si sarebbe dovuto fare per un’area del genere è un concoroso, possibilimente serio, anche se in Italia è difficile pensare una cosa del genere.
Quello che voglio aggiungere è: non prendetevela con Rem Koolhaas, tutti sappiamo come la pensa. OMA, come tanti altri studi (da Zaha Hadid a Herzog & De Meuron), sono solo delle imprese che prestano le loro capacità al mercato. La cosa ancora più importante, secondo me, è dare un occhio ai Credits nel sito di OMA, cioè vedere chi veramente ha partecipato a questo progetto (li riporto di seguito):
CREDITS
Partners in charge:
Reinier de Graaf and Rem Koolhaas
Associate in charge:
Richard Hollington III
Team:
Luca Astorri, Rafael Balestra, Philippe Braun, Sandra Bsat, Johan Dehlin, Leo Ferretto, Jorge Gallego, Maurizio Mucciola, Mauro Parravicini, Ippolito Pestellini, Maria-Chiara Piccinelli, Matteo Poli, Korbinian Schneider, Aleksandra Suchowska, Olly Wainwright
Lassù in alto c’è il nome di Koolhaas, ma diciamo che c’è in ogni progetto, poi la sua partecipazione è comunque relativa e limitata ad una supervisione occasionale, soprattutto per un progetto come questo che di certo non è uno d cavalli di battaglia di OMA, ma serve solo per tirare avanti la baracca (far soldi).
Quello che fa veramente pensare sono i nomi che seguono nel Team, cioè delle persone che ci hanno veramente messo mano in questo masterplan; nomi e cognomi di italiani, alcuni dei quali laureati al Politecnico di Milano… Rifletteteci sù.
Ehi ma perquale motivo invece di riempirci la bocca di critiche e buzzi ordinari, perché non fate il culo a quel tirapiedi di Matteo Poli, Enfant terrible e prodige di Leonardo?
siete un branco di morti in piedi senza cultura e attenzione per quello che vi succede intorno. senza bovisa e i gasometri dove farete i vostri assi, le vostre morfologie, le tipologie trite e quelle ritrite? capisco il risentimento, siete come i matti quando hanno chiuso i manicomi, senza più un posto dove stare…
Caro emarginato (omen nomen….?)
…vabbè senza CULTURA, insomma, questo andrei a verificare;
‘della serie’: “qualcosINA lasciaceLO” no?
Sempre se sei in ascolto, nessun risentimento se vuoi, ma perchè ’sparare’ e ‘inveire’ sulla CroceRossa, che poi saremmo Noi. Siamo rimasti in 4 gatti, e deboli, a fare ancora quelle cosacce che hai elencato. Oh lasciacE almeno delirà in pace dai…! Tra di Noi, che fastidio possiamo dà al resto del mondo….dico…
—————————–
Tu hai, senz’altro credo, GARANZIA di buona Compagnia, al tuo fianco, con nomi illustrissimi come quello di Rem Koolhaas eccetera io non inveirei oltremodo sui pover zombi che siamo.
Speriamo solo d’aver lasciato a Koolhaas e soci un ’suolo’ (terreno, territorio) fisico d’intorno e un ‘Contesto’ “urbano” non troppo diciamo “”compromesso”", causa di secoli e secoli d’”incoscienze” materiche da “altri” lestofanti commesse, che possano in qualche modo disturbarLo dalle Sue creAzioni o creaTure….progettate o future.
Arrivederci.
Sottoscrivo in pieno quanto scritto da stefania.
Prima di parlare di qualcosa bisognerebbe informarcisi: come non è possibile analizzare Koolhaas da un punto di vista prettamente formale, non è possibile giudicare il suo progetto per bovisa da un render esemplificativo e quasi accidentale. La cosa è ancor più grave se fatta non da un ingenuo studentello ma da un professore di “urbanistica”.
Volevo dare alcune risposte,in breve merito agli interventi sin qui fatti, per quanto io ne sia in grado, seppur dalla mia, ‘non troppo alta’ diciamo, conoscenza dell’argomento “Rem Koolhaas a Bovisa”… per non dire, e chiedo scusa, piuttosto scarsa, questa conoscenza del tema che qui è stato aperto.
Credo di saperne quanto Voi, più o meno, dell’argomento “Koolhaas-Bovisa”, insomma. Ho, se si può dir così, conoscenze non-specifiche sull’argomento che qui viene trattato, inaugurato dalla pubblicazione nel sito-Forum di “Bovisiani.it” dell’articolo del professor Giancarlo Consonni, qui postato dall’utente ‘periferico studente’ ormai circa un anno e mezzo fa, stando alle date.
Vorrei dire questo.
Ho riletto or ora (18/04/10) l’articolo di G. Consonni in cima alla presente pagina-video, ‘a distanza’ di un pò di tempo e debbo dire che, sostanzialmente e “a grandi linee” la mia opinione non è di fatto cambiata, in-merito alla presa-visione di quell’articolo, sul parere di Consonni in merito a Koolhaas e qunat’altro.
“Non ci speravo” nel fatto che lo fosse, beninteso.
Mi vien però da rendere atto, soprrattutto a me stesso, un minimo di rivalutazione in merito al contenuto dell’articolo stesso. Vale a dire.
Riprendendo l’esordio di “Stefania” nel Suo del 04_Febbraio del 2009, trovo anch’io che il testo sia “povero” di ‘commento tecnico’ al progetto [per quanto ’se NE sa’ (o sapeva, al tempo) ora di detto progetto o se NE ‘può (o poteva) evincere’ da vari disegni/documenti o renderings di sorta (scarsi, o pochi, o insufficienti) del progetto stesso in esame, ndr], ma proprio PERCHE’ il testo di Consonni NON contiene AFFATTO giudizio//commento tecnico in merito, e su questo pare che non vi sia dubbio alcuno, visto che è OGGETTIVO che non vi si parla. E su questo siamo d’accordissimo tutti quanti, penso di poter dire.
Ciò che io rivalutavo invece in Consonni, appunto, è dopotutto la ’sostanziale’ correttezza (se il termine è ‘pertinente’, nel merito) di dichiarare una sostanziale VERITA’, che la si voglia vedere (magari un pò celandosi il volto dietro le “dita” semiaperte delle mani…ecco) o meno, nelll’affermare, per lo meno con presa di responsabilità personale, che oggigiorno il POTERE decisionale (che è il sinonimo significante di “cemento armato”, solo in fase temporalmente successiva) è solo ed esclusiva ‘prerogativa’ onorevolissima delle multinazionali, dei grandi gruppi ECONOMICI, delle dei grandi gruppi immobiliari, “capitalisticamente” potenti (e quindi “decisivi”, nell’ETIMO…) e pertanto di coloro che poi (nostro malgrado)hanno in mano le ‘leve decisionali’ (..futuri o in divenire) dei ‘destini fisici’ della/e Città.
Penso che anche su QUESTO ultimo punto possiate tutti (..o quasi) convenire con me, e ‘no di certo’ perchè lo dico io, ma perchè par proprio essere così.
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A “colonnaro” (come si firma), che scrive qui sopra di me.
Tu commenti con un ‘telegramma’ pungente, benchè carico di senso, ed anche esplicativo direi, senza entrar troppo nel merito…. ma come il sottoscritto, ‘del resto’, scrivendo però molte più righe, più di quante forse necessarie.
Però.
Qual’è la Tua presa di posizione in merito? non sembra esser molto chiaro. Voglio dire, e mi spiego con una domanda-frecciata puntualmente diretta.
Cosa BISOGNA (o bisognerebbe) “”conoscere”" per “ri-conoscere” un’architettura o per valutare (seppur sommariamente, mi rendo conto) il ‘risultato formale’ di un progetto di una costruzione? Questa è la domanda.
Cioè, se interpreto bene (potrei sbagliare clamorosamente):
“Colonnaro” …interpreto giusto forse? mah..
[dici “informarcisi”].
NON è possibile giudicare il progetto da un rendering-ino o da un disegno approssimativo (quasi accidentale), forse da depliant per “Profani” o “NON addetti ai lavori”.
Può essere, ma, mio dio. Da “QUANDO” L’architettura va SPIEGATA, per comprenderNe la Sua essenza (se ne ha, parlo n generale)? Ci serve del ‘materiale informativo’ ulteriore? Come mai?
Disprezzate perchè “non capite”, perchè non siete “informati”(cisi).
Io non capisco, francamente faccio fatica. Non paragono la Fisicità dell’Architettura (’alta’ o ‘bassa’) all’i-Phone della Apple (non è nè vuol esser un riferimento a Koolhaas, assolutamente), senza il quale lo “sprovveduto” (il soggetto umano, cioè chi non-è-avveduto, cioè ingnaro) userebbe l’i-phone Apple (sempre per ‘rimaner’ nello stesso esempio’ come, chessò io, specchietto per guardarsi ‘tra i denti’, o “schiaccianoci” o “freesbee” (scusate, al momento la mia fantasia non mi suggerisce esempi migliori, spero si colga ugualmente il ’senso’ del paragone, ndr).
Nessuno DEVE spiegare l’Architettura al fruitore, perchèmmai? Credo sarebbe anzi un grave errore, in generale.
Il progetto di Rem Koolhaas, lo giudichiamo, dal nostro basso, in base ai rendering ed alle piante (meglio ancora!) per capirne l’ESSENZA FORMALE e MATERICA di quella (pre-sunta) architettura. Mi farebbe bene (forse) ’studiare più Koolhaas’, ’saperne “più di” Koolhaas’ (nel senso ‘riguardo a…’), MA mi bastan gli strumenti che ho (i miei occhi (1), il mio cervello (2)), per farmi un’idea QUALITATIVAMENTE corretta (penso di poter umilmente dire) sull’essenza nonchè PERFETTIBILITA’ reale (i cementi che ’saranno’) del ‘Suo’ progetto, per la Bovisa.
Mi rifiuto PER-TANTO di “”dover”" informarmi “di più” sul Koolhaas, in questo frangente (il progetto), che è poi quel che ci interessa.
Ritengo, come un anno fa del resto, che il progetto di Koolhaas sia un pessimo progetto, ma ancor di più che non si tratti nemmen d’architettura, nella maniera PIU’ assoluta. Ritengo un’offesa ‘pesante e gravissima’ verso il ‘termine’ “PROGETTO” l’azione (che non voglio qui appositamente giudicare con alcun tipo di aggettivazione) di R. Koolhaas.
Lo ritengo un insulto ed uno ’sfregio’ ingiustificabile su tutto il fronte ne tantomeno minimamente ammissibile, verso il “Suolo”, da parte della “coscienza civile (-umana)” (visto che anche di questo, se non ricordo male, si parlava con Stefania) la trovata di Rem Koolhaas. Ma così come non ritengo Koolhaas, e qui concludo, un architetto.
Ma non “me ne avere” (’colonnaro’) per questo. E’ semplicemente il mio, educato (spero) parere; e quindi è personale. Il solo fatto che io possa essere, o apparire, in ‘accordo’ col professor Giancarlo Consonni, è, in questo isolato, puntuale e singolo aspetto dellla dialettica dell’argomento presentato, puramente ACCIDENTALE e congiunturale. Io NON sono tendenzialmente in ‘accordo’ con la/le visioni (specialmente teoriche) con Consonni, nè col suo pensiero, nè con la Sua, personalissima, ‘idea urbanistica’ o ‘di città’. Beninteso. E’ qui solo un fatto accidentale in merito al commento su Koolhaas ed alla Bovisa. Punto.
Infine, davvero, un’altra cosa.
Ora, tu “colonnaro”, hai detto ‘ingenuo studentello”.
Ecco, io non so se ti riferissi a ME, a “periferico studente” (che non conosco, aimè, peraltro, ndr), ad un ‘terzo’ altro, o a tutti e quanti insieme, forse, generalmente.
Posso solo, in merito a questo, rispondere per l’unico soggetto ‘vivente’ e ‘pensante’, dotato di coscienza per il quale posso farlo, sono io stesso, nessun altro.
Pertanto rispondo per “me stesso medesimo” nel caso tu ‘ce l’avessi’ con me.
L’ingenuità, credo sia, nel mestiere dell’Architetto, una delle PRIME fondamentali doti e prerogative. Non andrebbe MAI abbandonata, specie nell’azione del pensiero (critica o progetto, che sia). Se l’ingenuo studentello sono io, beh, che dirti, spero di rimanerlo tutta la vita, ma nel senso che intendo IO, ossia quello CON il quale mi-intendevo prima, nel dir di “ragionar” sul progetto senza alcuna SOVRASTRUTTURA, o testo-a-monte, come nel caso di Koolhaas (”leggere/studiare/-rlo prima PER capirlo), lo considero un bel complimento. Anzi bellissimo.
Viva perciò l’ingenuità! dello studentello anche! certo!
Nulla di personale, “colonnaro”.
Mi piacerebbe anche (mi) rispondessi, su queste pagine. Lo vorrei…
Grazie per avermi letto, malgrado la lunghezza.
Ed un grazie smisurato per ROMPERE con le vostre critiche questo ASSORDANTE silenzio che ci attanaglia.
Grazie.
db
****ERRATA CORRIGE (dell’ultima parte)…non è rimasta****
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A “colonnaro” (come si firma), che scrive qui sopra di me.
Tu commenti con un ‘telegramma’ pungente, benchè carico di senso, ed anche esplicativo direi, senza entrar troppo nel merito…. ma come il sottoscritto, ‘del resto’, scrivendo però molte più righe, più di quante forse necessarie.
Però.
Qual’è la Tua presa di posizione in merito? non sembra esser molto chiaro. Voglio dire, e mi spiego con una domanda-frecciata puntualmente diretta.
Cosa BISOGNA (o bisognerebbe) “”conoscere”" per “ri-conoscere” un’architettura o per valutare (seppur sommariamente, mi rendo conto) il ‘risultato formale’ di un progetto di una costruzione? Questa è la domanda.
Cioè, se interpreto bene (potrei sbagliare clamorosamente):
“Colonnaro”: «Voi non commentate (apprezzate/dis-prezzate) il Koolhaas-prodotto, perchè non conoscete il koolhaas-pensiero». …interpreto giusto forse? mah..
[dici “informarcisi”].
NON è possibile giudicare il progetto da un rendering-ino o da un disegno approssimativo (quasi accidentale), forse da depliant per “Profani” o “NON addetti ai lavori”.
Può essere, ma, mio dio. Da “QUANDO” L’architettura va SPIEGATA, per comprenderNe la Sua essenza (se ne ha, parlo n generale)? Ci serve del ‘materiale informativo’ ulteriore? Come mai?
Disprezzate perchè “non capite”, perchè non siete “informati”(cisi).
Io non capisco, francamente faccio fatica. Non paragono la Fisicità dell’Architettura (’alta’ o ‘bassa’) all’i-Phone della Apple (non è nè vuol esser un riferimento a Koolhaas, assolutamente), senza il quale lo “sprovveduto” (il soggetto umano, cioè chi non-è-avveduto, cioè ingnaro) userebbe l’i-phone Apple (sempre per ‘rimaner’ nello stesso esempio’ come, chessò io, specchietto per guardarsi ‘tra i denti’, o “schiaccianoci” o “freesbee” (scusate, al momento la mia fantasia non mi suggerisce esempi migliori, spero si colga ugualmente il ’senso’ del paragone, ndr).
Nessuno DEVE spiegare l’Architettura al fruitore, perchèmmai? Credo sarebbe anzi un grave errore, in generale.
Il progetto di Rem Koolhaas, lo giudichiamo, dal nostro basso, in base ai rendering ed alle piante (meglio ancora!) per capirne l’ESSENZA FORMALE e MATERICA di quella (pre-sunta) architettura. Mi farebbe bene (forse) ’studiare più Koolhaas’, ’saperne “più di” Koolhaas’ (nel senso ‘riguardo a…’), MA mi bastan gli strumenti che ho (i miei occhi (1), il mio cervello (2)), per farmi un’idea QUALITATIVAMENTE corretta (penso di poter umilmente dire) sull’essenza nonchè PERFETTIBILITA’ reale (i cementi che ’saranno’) del ‘Suo’ progetto, per la Bovisa.
Mi rifiuto PER-TANTO di “”dover”" informarmi “di più” sul Koolhaas, in questo frangente (il progetto), che è poi quel che ci interessa.
Ritengo, come un anno fa del resto, che il progetto di Koolhaas sia un pessimo progetto, ma ancor di più che non si tratti nemmen d’architettura, nella maniera PIU’ assoluta. Ritengo un’offesa ‘pesante e gravissima’ verso il ‘termine’ “PROGETTO” l’azione (che non voglio qui appositamente giudicare con alcun tipo di aggettivazione) di R. Koolhaas.
Lo ritengo un insulto ed uno ’sfregio’ ingiustificabile su tutto il fronte ne tantomeno minimamente ammissibile, verso il “Suolo”, da parte della “coscienza civile (-umana)” (visto che anche di questo, se non ricordo male, si parlava con Stefania) la trovata di Rem Koolhaas. Ma così come non ritengo Koolhaas, e qui concludo, un architetto.
Ma non “me ne avere” (’colonnaro’) per questo. E’ semplicemente il mio, educato (spero) parere; e quindi è personale. Il solo fatto che io possa essere, o apparire, in ‘accordo’ col professor Giancarlo Consonni, è, in questo isolato, puntuale e singolo aspetto dellla dialettica dell’argomento presentato, puramente ACCIDENTALE e congiunturale. Io NON sono tendenzialmente in ‘accordo’ con la/le visioni (specialmente teoriche) con Consonni, nè col suo pensiero, nè con la Sua, personalissima, ‘idea urbanistica’ o ‘di città’. Beninteso. E’ qui solo un fatto accidentale in merito al commento su Koolhaas ed alla Bovisa. Punto.
Infine, davvero, un’altra cosa.
Ora, tu “colonnaro”, hai detto ‘ingenuo studentello”.
Ecco, io non so se ti riferissi a ME, a “periferico studente” (che non conosco, aimè, peraltro, ndr), ad un ‘terzo’ altro, o a tutti e quanti insieme, forse, generalmente.
Posso solo, in merito a questo, rispondere per l’unico soggetto ‘vivente’ e ‘pensante’, dotato di coscienza per il quale posso farlo, sono io stesso, nessun altro.
Pertanto rispondo per “me stesso medesimo” nel caso tu ‘ce l’avessi’ con me.
L’ingenuità, credo sia, nel mestiere dell’Architetto, una delle PRIME fondamentali doti e prerogative. Non andrebbe MAI abbandonata, specie nell’azione del pensiero (critica o progetto, che sia). Se l’ingenuo studentello sono io, beh, che dirti, spero di rimanerlo tutta la vita, ma nel senso che intendo IO, ossia quello CON il quale mi-intendevo prima, nel dir di “ragionar” sul progetto senza alcuna SOVRASTRUTTURA, o testo-a-monte, come nel caso di Koolhaas (”leggere/studiare/-rlo prima PER capirlo), lo considero un bel complimento. Anzi bellissimo.
Viva perciò l’ingenuità! dello studentello anche! certo!
Nulla di personale, “colonnaro”.
Mi piacerebbe anche (mi) rispondessi, su queste pagine. Lo vorrei…
Grazie per avermi letto, malgrado la lunghezza.
Ed un grazie smisurato per ROMPERE con le vostre critiche questo ASSORDANTE silenzio che ci attanaglia.
Grazie.
db
Sono Mauro Parravicini, sopra citato da Marco il 22.03.2009 come uno dei fautori del progetto Bovisa di OMA. Sono laureato al Politecnico di Milano e non lavoro più in OMA dal febbraio 2008. Vorrei solo dire che il progetto da voi commentato non è stato redatto da me. Io sono stato allontanato dal progetto nel dicembre 2007 quando cercavo seriamente di restituire a Milano un pezzo di città con uno studio approfondito del territorio, della contaminazione del suolo, della morfologia del contesto edificato e delle sue potenzialità ambientali. E non intendo dire che per la mia assenza il progetto sia per forza peggiorato o migliorato. I nostri primi studi sono stati certamente utili anche alla versione attuale del progetto. Consiglio sempre e comunque di studiare bene tutti i progetti prima di commentarli. Euromilano è uno dei migliori developer in Milano in termini di etica sociale. Per il resto, più che contro gli architetti e i developer vi consiglio di lottare contro le amministrazioni che svendono il territorio per pagare i servizi ai cittadini. Da parte mia, mantengo l’idea e l’auspicio che l’architettura sia sempre un atto politico e, in quanto tale, da non vendere al primo che vuole pagartela, ma da concedere solo a chi crede in uno sviluppo urbano e sociale sostenibili. Non ho alcun interesse a scrivere qui se non il mio rispetto per voi, direttamente interessati a questi temi, e per portare un po’ di verità nel dibattito. Un saluto cordiale e continuate a credere alla vostra pancia.