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Università, Mostre, Bovisa

Inaugurazione Triennale Bovisa

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Si è svolta nell’uggiosa serata di martedì 22 nov l’inaugurazione della nuova isola dell’arcipelago di Bovisa, una nuova “bovisola”, la sede provvisoria, ma che Cerri, l’architetto che l’ha progettata, intende, se non ho frainteso le parole del presidente della Triennale Davide Rampello, come provvidenziale.

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All’inaugurazione è emerso che la nuova isola sarà uno spazio aperto fino a mezzanotte per gli studenti del Poli e per gli altri visitatori, che offrirà un locale da bere, una mostra da osservare, un cinema all’aperto da guardare e molto altro. Io ho visto i tracciati di campi da calcio, basket, pallavolo. Le promesse e le premesse ci sono, speriamo che quest’isola diventi terra ferma per la gente di bovisa.

Peccato per la posizione, comoda per gli ingegneri, scomoda per architetti e designers che dovranno imparare a camminare; peccato per la temporaneità ma ci fidiamo in un radicamento, nell’utopica creazione di un fatto urbano come direbbe sua santità, perchè la L dell’edificio invita ad entrare, fruire questo spazio nato per risollevare un quartiere, per dare un’altro spazio ai politecnici che non sia solo il loro campus.

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Attualmente Triennale Bovisa ospita una mostra sull’artista tedesco Hans Hartung, pittore astrattista che si può vedere al lavoro nei vari punti video all’interno degli spazi espositivi.
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Seguiamo le freccie di TBVS lasciate sull’asfalto dai designers del poli (forse un pò troppe, ma in vero stile writers) vediamo dove ci portano…

Università, Mostre, Bovisa

Arcipelago Bovisa, nuova isola…

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Il 21 Novembre aprirà Triennale Bovisa, sezione staccata in tensostruttura temporanea della Triennale di Milano.
Ospiterà mostre d‘arte, ma anche eventi, concerti e manifestazioni all’aperto per 30 mesi.

Si aggiunge così una nuova isola all’arcipelago felice del design milanese che si sta formando in Bovisa; la Triennale andrà ad affiancarsi alle facoltà del Politecnico di Design, Architettura Civile e Ingegneria.
In seguito si insedieranno in Bovisa anche l’accademia di Brera, Telelombardia e l’Istituto Mario Negri.

L’arcipelago si fa sempre più vasto e speriamo che presto non sarà più degno di tale nome ma, attraverso il recupero completo delle aree industriali dismesse, raggiunga uno status degno per essere parte viva della città di Milano.
Servono alloggi per gli studenti, sicurezza, vita notturna e non solo diurna, serve l’impegno del Comune e dei privati.
La prima mostra che il 22 novembre apre le grandi esposizioni di Triennale Bovisa è dedicata a Hans Hartung e raccoglie una selezione di più di 200 tele realizzate dall’artista dal 1922 a Dresda al 1989 (anno della morte) ad Antibes.

Architettura, Mostre

Biennale 2006 / immagini

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città…

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…città? 35 milioni di dubbi

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complessi d’inferiorità?

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città di Milano…città?

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dopo l’ecomostro…il cleromostro

…per fortuna c’è l’architettura contemporanea bovisiana

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troppo facile costruire quando hai un deserto di spazio…

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un saluto a Giorgio

Architettura, Mostre

Biennale 2006 / Richard Burdett

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Il 10 settembre 2006 si apre la 10° Biennale di Venezia dedicata all’Architettura, chiuderà il 19 novembre.

Meglio quindi iniziare a parlarne, partiamo dalla biografia del direttore di quest’anno:

Richard Burdett (Londra, 1956), cresciuto e formatosi a Roma, è architetto e urbanista a Londra. È professore di Architettura e Urbanistica alla London School of Economics (LSE) e consulente per l’architettura del Sindaco di Londra.

La sua competenza si svolge nella comprensione delle relazioni tra architettura, design urbano e società urbana, operativa nell’interfaccia tra pratica urbana, politica e ricerca. Burdett ha rappresentato un ruolo chiave nelle istituzioni che hanno formato una cultura dell’architettura in Gran Bretagna - la 9H Gallery, l’Architecture Foundation, LSE Cities Programme, l’Unità di Architettura e Urbanistica del Sindaco e l’Urban Task Force del Governo Britannico - ed è consulente di organizzazioni pubbliche e private tra cui la Tate Gallery, la BBC, NM Rothschilds.

È stato membro di giurie di molti concorsi internazionali di design tra cui il Museo d’Arte Moderna di Roma, la Tate Modern a Londra, Forum 2004 a Barcellona e un nuovo quartiere residenziale a Pechino.

Dirige una serie di incontri annuali con i Sindaci Europei ed è il responsabile di “Urban Age”, un ciclo di conferenze internazionali sulle città, svolte nelle città globali come New York, Shanghai, Londra, Berlino, Mexico City e Johannesburg. Burdett ha curato oltre 40 mostre sull’architettura contemporanea e le città, è un collaboratore continuativo della stampa e dei media e ha presentato un documentario per la BBC su Villa Malaparte.

Università

Schiavi moderni?

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Alla biglietteria della stazione l’altro ieri il bigliettaio mi fa, scocciato: “Ma perchè voi universitari non ve ne andate in vacanza a luglio come tutti gli altri studenti?”…

Le sessioni d’esame quest’anno sono iniziate il 3 luglio e termineranno il 29.

L’orgoglio di Bovisa sono i laboratori di progettazione annuali (credo gli unici in Italia), il che significa avere una gestazione progettuale di 9 mesi e se esce prematuro beccarsi un voto in meno perchè non ci si è ammazzati fino alla fine a ritoccarlo dando precedenza agli altri esami, che ammontano a un totale di 5 in quanto 3 sono annuali e 2 del secondo semestre…(sempre che uno abbia dato i due semestrali a febbraio), qualcuno lo puoi lasciare a settembre così il bigliettaio ti insulterà anche in agosto.

Alcuni professori non si vedono più le settimane prima dell’esame e quindi se vuoi fare revisione…non la fai…poi il giorno dell’esame appendi le tavole la mattina alle 9, loro si chiudono in aula e tu te ne stai fuori ad aspettare il voto fino alle 9 della sera e in alcuni casi la risposta è che ci sono cose che non vanno bene o mancano…le stesse di cui magari tu volevi parlare col professore ma lui i giorni prima non c’era. Ma ci sono anche professori che ti seguono fino al giorno precedente l’esame…devi avere fortuna.

La maggior parte dei professori crede poi che il proprio corso sia l’unico seguito dallo studente. Il resto non esiste. E’ lo studente che deve star sveglio la notte per stare in pari. Infatti architettura è sbagliato farla in 5 anni, ce ne vogliono almeno 8. E la triennale va fatta in 4 lavorando contemporaneamente in uno studio di progettazione gratuitamente.

Come un giornalista ho interrogato i miei colleghi il giorno dell’esame: la maggior parte nei due giorni precedenti l’esame ha dormito 4 ore in totale, 2 ore al giorno, vuol dire che ha lavorato (preparazione delle tavole, non studio intendiamoci)…facciamo…18 ore al giorno….togliendone qualcuna per fare benzina; però durante l’anno ci sono stati periodi in cui non ha fatto nulla per settimane…dopo qualche equazione il mio risultato è che un laboratorio annuale è troppo dispersivo e il lavoro viene poi concentrato negli ultimi giorni…forse è un bene (i concorsi sono così), forse è un male, ho ancora tempo per capirlo….però c’è gente che è stata male

Si questo scritto è provocatorio ma parla di una realtà, una realtà che ti forma, da cui impari, che un pò odi, un pò ami, ma una realtà che si può migliorare…

Università, Architettura, Conferenze

Paolo Portoghesi

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Lunedì un pò di sessantotto è risuonato in Bovisa. Ricordi.
I ricordi di un vecchio giovane preside (romano-piemontese) che quell’anno veniva eletto come interlocutore adatto a raccogliere le proteste degli studenti dell’allora unica Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Eletto in un consiglio composto da personaggi quali Rossi, Belgioso..poi sospeso dal Ministero.

Preside di una facoltà che avrebbe poi basato la didattica sulla ricerca, la libertà; che avrebbe accolto nelle sue aule un seminario illimitato per ospitare una parte degli sfollati che avevano occupato le case milanesi ai tempi sfitte, costretti altrimenti a errare per milano nei pulman concessi per non compattarne le forze eversive.

Durante la conferenza del ciclo “Narrate, uomini, la vostra storia“, Paolo Portoghesi, oltre che della sua esperienza milanese, ha parlato anche naturalmente della sua visione dell’architettura: del forte e necessario legame col luogo delle sue architetture, vedi la Moschea romana e l’”alberità” (da un vocabolo orientale) delle strutture, dell’importanza della tradizione come sfida ma non come rifugio (un messaggio per i nostri prof ?), dell’errore di trasformazione dell’architettura in linguaggio - strumento di comunicazione (un messaggio a certe architetture contemporanee ?).

Portoghesi si è espresso anche sul tema della virtualità, che vede come fine della politica, vittoria della tecnica sulla cultura (dell’automa sull’uomo). Un aspetto positivo del passato era l’ampio spazio dedicato alla cultura ora soffocato dalla globalizzazione, che elimina le autonomie necessarie per la ricerca (che portoghesi vede racchiusa in un luogo e non coordinata infrastrutturalmente.

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Il mio punto di vista critico da studente accoglie parte dei pensieri di Portoghesi quali la necessità di ricerca ed innovazione, l’importanza del rapporto col contesto ma al contempo credo che ai giorni nostri proprio perchè ogni contesto è collegato all’altro attraverso le varie reti (telematica, infrastrutturale,…) penso che il lato virtuale sia una parte fondamentale dell’architetto, proprio perchè la virtualità sta diventando sempre più realtà ed è ormai dipendente dalla tecnica. Il dibattito culturale ora dovrebbe ripartire da queste nuove fondamenta e non sostituirvisi.

Una delle strade per la ricerca dell’identità bovisiana può essere portare il lascito rossiano al cospetto delle possibilità del contesto come rete (vedi la città diffusa, diffusa anche virtualmente), innovare (facendo ricerca non solo comunicazione) ripartendo dai fondamenti della scuola milanese senza rimanervi intrappolati o meglio rifugiati…

Architettura, Mondo

Frank il genio

Non potevamo esimerci dal mostrarvi un video che gira sul circuito mondiale dei blogger d’architettura.
Non servono commenti :) Buona visione!


Università, Politica

Sordità

In tanti paesi europei e mondiali le università sono ascoltate dai comuni, dai governi, dalla gente.
In Italia le università realizzano studi di ricerca sulla realtà che ci circonda, ma questi studi e ricerche, che poi propongono anche soluzioni in reazione ai problemi, non vengono ascoltati dai nostri apparati di governo.

Tant’è che Milano dagli urbanisti viene definita città senza piano.

Non c’è una volontà politica, non si crede nei progetti. Solo i privati ci credono, ma i privati non si muovono di comune accordo si sa.

Non sfruttare gli studi e le idee che escono dalle università è stupido.
Avere un apparato di ricerca sempre fertile e praticamente gratuito a disposizione e non usufruirne è un’idiozia.

Persino i privati si sono accorti che si guadagna di più con la qualità (vedi ad esempio Milano Santa Giulia).

Le amministrazioni pubbliche sono snobbate dai giovani laureati e quindi la qualità non va al governo…
Bisogna interagire con le università, non incastrarle in un quartiere degradato e considerare gli studenti denaro in movimento.

Conferenze

Giorgio Grassi

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Ciclo: Narrate uomini la vostra storia - Giorgio Grassi
Aula CT16
Politecnico di Milano - Bovisa, Via Durando 10
22 marzo 2006
ore 14.30

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Giorgio Grassi è nato a Milano nel 1935

Si è laureato in architettura al Politecnico di Milano nel 1960.
Dal 1961 al 1964 è stato membro della redazione della rivista Casabella-Continuità diretta da E. N. Rogers.
Dal 1965 ha insegnato presso le facoltà di architettura di Milano e di Pescara.
Dal 1977 è professore ordinario di Composizione Architettonica alla facoltà di architettura del Politecnico di Milano.
Nel 1967 ha pubblicato La costruzione logica dell’architettura, nel 1979 L’architettura come mestiere e altri scritti.
Ha inoltre curato gli scritti di L. Hilberseimer, Un’idea di piano (1966) e Architettura a Berlino negli anni ‘20 (1979), e di H. Tessenow, Osservazioni elementari sul costruire (1974).
Fra i progetti si ricordano il restauro e l’ampliamento del Castello visconteo di Abbiategrasso (1970), la Casa dello studente per l’Università di Chieti (1976) e la ricostruzione del teatro romano di Sagunto (1985).

Grassi è un simbolo della nostra facoltà, che si apprezzi il suo pensiero o meno si prega di non mancare. Sicuramente aiuterà a capire un pò di più il perchè della nostra facoltà e sarà un passo verso l’identificazione progressiva dell’identità che le manca.

Architettura, Mostre

Nueva Spagna

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Che la Spagna sia ormai un paese in cui l’architettura vive un periodo molto felice (a differenza del “bel paese”, bel…) è ormai un fatto noto a tutto il mondo. A sottolinearlo ora è anche un’esposizione al Moma di New York.

La mostra propone trentacinque progetti fra i più significativi, realizzati e in corso di realizzazione.
La raccolta dei lavori intende riflettere l’eterogeneità geografica, formativa, professionale della nuova generazione di architetti, così come la varietà delle scale di intervento, da quella della casa monofamiliare al nuovo aeroporto internazionale.

L’esposizione celebra quindi la Spagna, l’architettura spagnola, ma anche il contributo di architetti provenienti da altri paesi in terra di Spagna.

On-Site: New Architecture in Spain - organizzata da Terence Riley, curatore della sezione Architettura e Design del Museum of Modern Art di New York - si inserisce in un ciclo di cinque mostre rese possibili dalla collaborazione con il Lily Auchincloss Fund for Contemporary Architecture.

Per chi non ci può andare perchè non ha un jet privato come Foster, c’è un’audio-introduzione alla mostra su moma.org.

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