Archive for the 'Architettura' Category

Università, Architettura, Conferenze

Paolo Portoghesi

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Lunedì un pò di sessantotto è risuonato in Bovisa. Ricordi.
I ricordi di un vecchio giovane preside (romano-piemontese) che quell’anno veniva eletto come interlocutore adatto a raccogliere le proteste degli studenti dell’allora unica Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Eletto in un consiglio composto da personaggi quali Rossi, Belgioso..poi sospeso dal Ministero.

Preside di una facoltà che avrebbe poi basato la didattica sulla ricerca, la libertà; che avrebbe accolto nelle sue aule un seminario illimitato per ospitare una parte degli sfollati che avevano occupato le case milanesi ai tempi sfitte, costretti altrimenti a errare per milano nei pulman concessi per non compattarne le forze eversive.

Durante la conferenza del ciclo “Narrate, uomini, la vostra storia“, Paolo Portoghesi, oltre che della sua esperienza milanese, ha parlato anche naturalmente della sua visione dell’architettura: del forte e necessario legame col luogo delle sue architetture, vedi la Moschea romana e l’”alberità” (da un vocabolo orientale) delle strutture, dell’importanza della tradizione come sfida ma non come rifugio (un messaggio per i nostri prof ?), dell’errore di trasformazione dell’architettura in linguaggio - strumento di comunicazione (un messaggio a certe architetture contemporanee ?).

Portoghesi si è espresso anche sul tema della virtualità, che vede come fine della politica, vittoria della tecnica sulla cultura (dell’automa sull’uomo). Un aspetto positivo del passato era l’ampio spazio dedicato alla cultura ora soffocato dalla globalizzazione, che elimina le autonomie necessarie per la ricerca (che portoghesi vede racchiusa in un luogo e non coordinata infrastrutturalmente.

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Il mio punto di vista critico da studente accoglie parte dei pensieri di Portoghesi quali la necessità di ricerca ed innovazione, l’importanza del rapporto col contesto ma al contempo credo che ai giorni nostri proprio perchè ogni contesto è collegato all’altro attraverso le varie reti (telematica, infrastrutturale,…) penso che il lato virtuale sia una parte fondamentale dell’architetto, proprio perchè la virtualità sta diventando sempre più realtà ed è ormai dipendente dalla tecnica. Il dibattito culturale ora dovrebbe ripartire da queste nuove fondamenta e non sostituirvisi.

Una delle strade per la ricerca dell’identità bovisiana può essere portare il lascito rossiano al cospetto delle possibilità del contesto come rete (vedi la città diffusa, diffusa anche virtualmente), innovare (facendo ricerca non solo comunicazione) ripartendo dai fondamenti della scuola milanese senza rimanervi intrappolati o meglio rifugiati…

Università, Architettura, Conferenze

Blobitecture sbarca a Bovisa

BenVanBerkel

Ieri c’è stato un incontro interessante organizzato dal prof. Bucci e dal tema “itinerari di architettura contemporanea in Olanda”. L’aspetto più sorprendente è stato il fatto che l’incontro fosse tenuto da due studenti, assai intraprendenti, con indubbi risvolti positivi per l’evento. Durante la comunicazione tenuta dai due baldanzosi giovani, sono emerse, più o meno incosapevolmente, diverse problematiche stuzzicanti e provocanti.

Il pretesto era la presentazione di un libro edito da ArabaFenice e curato dai due (www.sqs.it per chi vuole conoscerli) e dal titolo NL05, che vorrebbe essere, sulla scorta delle recenti tendenze, un viaggio itinerante alla scoperta dell’architettura contemporanea olandese; insomma fin qui tutto banale, percorsi, strade da visitare, fotografie di edifici accattivanti..piante, prospetti! Invece no, c'’è stato di più. Quello dei due giovanotti è stato un viaggio oserei dire iniziatico, come quando si va a Lourdes e si ritorna miracolati, solo che loro il pellegrinaggio l’hanno fatto a Delft  per 1 anno accademico, e di scoperte ne hanno fatte.

E’ stato troppo entusiasmante il loro racconto, a tratti da esploratori di terre lontane, un pò ventimila leghe sotto i mari, reportage di un pianeta a noi sconosciuto: L’Architettura Contemporanea. Vi ho visto molto del tragicomico quando la leggerezza della loro esposizione faceva sorridere l’auditorio (quasi totalmente composto da studenti, si contavano solo 3 docenti ahimè), ma che al contempo, non so quanto consapevolmente provocatorio, ammoniva al disagio che paghiamo noi studenti bovisiani a vivere in un tale stato di segregazione culturale. I due Miracolati ci parlavano di architettura digitale, di blob, di renders, di CATIA e di RHINO, di Rapid-Prototyping/Manufactoring, di architettura che vive la sua dimensione nell’effimero delle immagini, parlavano di blobs dimistificando il valore tradizionale dell’architettura come pianta, sezione, prospetto. Si liberavano di un peso, avrebbero voluto gridarlo, ma la compostezza del loro timbro di voce era assai più assordante. Io dico che sono Miracolati, qualcuno deve averli scambiati per indemoniati, o quantomeno sacrileghi, oltraggiosi al punto da metterli a tacere.

Ma i due erano due moderati, e la moderazione è stata anche invocata nel preambolo introduttivo del Prof. Bucci che sebbene apprezzasse il loro sforzo editoriale, richiamava all’ordine (come se avere opinione differente sia fare disordine…) invitando all’autocritica gli studenti e a ricordarsi che comunque, se sono in grado di aver fatto quello che hanno fatto, e di fare quello che faranno, sarà pur sempre grazie ai “sani principi” che la nostra facoltà insegna, insomma: siete pur sempre figli nostri e non potete sputare nel piatto dove mangiate. Lì, e credo pochissimi se ne siano accorti, è emersa tutta l’incosistenza e la piccolezza della nostra tanto sana facoltà.

Bucci, è da assolvere, per carità, econcomiabiile per aver dato spazio a due simili giovani, ma perchè nascondersi omertosamente ad ogni costo a favore dell’istituzione? Perchè continuare a tacere? Che facoltà è quella che si sottrae dapprima essa stessa alla critica (ma solo gli studenti devono criticarsi)? Come si può fare contemporaneità se ci si autosegrega da quello che accade fuori, dal mondo? Perchè inseguire solamente principi autoriferiti in nome di una presunta sempreverde tradizione classica da tutelare? Come si può fare architettura contemporanea se ci si sottrae al dialogo e al confronto? Perchè uno studente di Bovisa deve parlare con disagio a un suo professore di renders, architettura digitale, mesh (che non sono quelle dei capelli…), modello virtuale? Queste sono alcune delle domande che vanno portate ai capi e preside della facoltà, e su questi temi che dobbiamo aprire un dialogo interno prima di tutto noi studenti, per creare e dimostrare una volontà di cambiamento.

Non possiamo subire passivamente un tipo di formazione incoerente con i tempi in cui viviamo, è in ballo il nostro futuro ed è un nostro dovere combattere per migliorarlo, è un nostro diritto criticare la nostra facoltà, nei suoi contenuti e nei suoi principi (non nella superificiale burocrazia dei crediti o degli sbarramenti di merito…). Dobbiamo rivendicare questo confronto, non si può rimanere zitti. Questi due giovani di ieri mi hanno rincuorato, non mi sento solo, sotto sotto qualcosa si muove. Le rivoluzioni partono dal basso.

Università, Architettura, Opinioni personali, Politica

Svegliaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!


Ecco fatto. Ti distrai un attimo ed è fatta. Cioè, un attimo, forse più di un attimo, forse l’attimo è durato un po’ troppo. Forse gli studenti non si sono proprio distratti, forse si sono proprio addormentati per un attimo che è durato diciamo almeno cinque anni, almeno.
Facciamo un riassuntino? Allora, da quando viene introdotto il 3+2 nel sistema universitario italiano, viene automaticamente a crearsi una nuova figura di laureato, cioè una nuova figura professionale, quella dell’architetto junior. Perfetto direi…chi non vuole o non riesce studiare per tutti e 5 gli anni necessari si laurea in 3, ed è pur sempre un architetto, certo, con meno mansioni e possibilità professionali di un architetto specializzato, ma iscritto regolarmente all’albo, ecc.
Ora uno pensa che tutto ciò sia fantastico perchè è un’opportunità in più che viene offerta allo studente, fatto salvo che in questa “opportunità” gli studenti ci stanno rimanendo ingabbiati.
Si perchè innanzitutto fatta la riforma nessuno ha poi pensato di stabilire quali siano le mansioni proprie dell’architetto junior, e nemmeno di incentivare l’assunzione di questo tipo di laureato che si è in pratica trasformato in una cavia: li buttiamo nel mondo del lavoo poi vediamo cosa succede… Poi c’è la questione della formazione, che è universalmente riconosciuta come inadeguata, infatti molti dei corsi da spalmare nell’arco dei 5 anni sono stati concentati in 3, sacrificandone altri e magari mettendoli in un ordine quasi casuale quanto dettato dalle necessità di tempo. Infine la questione che forse pesa di più: l’intervento dell’UE che sancisce l’effettiva totale inutilità della laurea breve italiana in architettura. “Eh già- avranno pensato a Bruxelles- com’è che in tutta Europa la laurea in architettura è un 4+2 e in Italia no? le scuole italiane sono davvero così valide?” la risposta purtroppo la conosciamo tutti…
Allora, ci ignora l’UE, ci ignora il governo, saremo aiutati dalla scuola pensa uno, cioè fateci prendere la nostra specialistica come possiamo e amen. E invece… tra blocchi numerici, N e V, test di ingresso ci si ritrova a doversi difendere con le unghie e con i denti per non ritrovarsi ad essere espulsi dall’università ritrovandosi con un titolo di studio di fatto inutile essendo noto a tutti che se non hai fatto la specialistica è perchè non sei stato considerato all’altezza……ma chiedere di essere tutelati è chiedere troppo?

RAGAZZI, MARTEDI POMERIGGIO CI SARÁ UN’ASSEMBLEA IN CUI GLI STUDENTI SI CONFRONTERANNO COL PRESIDE SU QUESTI TEMI FONDAMENTALI, É IMPORTANTE CHE SI PARTECIPI IN TANTI. CERCHIAMO DI NON FARE CAPIRE CHE HANNO RAGIONE LORO A CREDERE CHE SE LE COSE STANNO COSÍ É PERCHÉ A NOI VA ANCHE BENE!!!!

Architettura, Mondo

Frank il genio

Non potevamo esimerci dal mostrarvi un video che gira sul circuito mondiale dei blogger d’architettura.
Non servono commenti :) Buona visione!


Architettura, Opinioni personali, Mondo

Vintage

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Vorrei trattare in breve un argomento che non riguarda solamente l’architettura, ma la situazione culturale in generale ed anche la moda.

Ho sentito poco tempo fa un’osservazione fatta da un critico che parlava di moda, non mi ricordo chi, né quando, il quale faceva notare come gli stilisti attualmente non stiano più creando sogni, cioè non stiano più realizzando i magnifici abiti che alle sfilate di qualche decennio fa facevano volare l’immaginazione della gente, specialmente quella di chi quegli abiti non se li poteva permettere. Anzi, si lamentava l’ignoto critico, con cui peraltro, seppure da profano, concordo, la moda di adesso è quella degli anni sessanta-settanta, cioè è roba vecchia, già vista, sono le cose che facevano sognare quarant’anni fa.

C’è da chiedersi bene il perchè di ciò che accade. Non credo che sia, come accade a volte, una rivisitazione critica del passato, operazione che la moda a volte compie, come l’arte in generale, per generare nuove correnti e creare gli scenari futuri. No, si rispolverano e si riutilizzano direttamente gli abiti dei divi e delle dive degli anni ‘60 solo spolverandoli, presi così come erano stati messi nell’armadio.

Di solito, quando ci si rivolge al passato, riaccendendo vecchie nostalgie e ricordando i bei tempi andati è il momento in cui meno si vede il futuro, si ha meno fiducia in ciò che succederà perchè non si apprezza il presente e non si è ottimisti verso ciò che potrà succedere. E ci si ritrova in momenti di immobilità, di ristagno intellettuale, in cui tutto è destinato a rimanere com’è.

Si dice sempre che l’architettura arrivi sempre prima alle questioni, e probabilmente anche in questo caso è vero, visto che c’è una corrente architettonica che sta recuperando ciò che è stato fatto, detto, scritto negli anni ‘60, e ce n’è un’altra che si crede innovatrice che invece è ferma agli anni ‘80.

Al di là del fatto che l’architettura comunque ne soffra di più, pare che la crisi culturale in Italia sia un po’ più diffusa.

Architettura, Mostre

Nueva Spagna

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Che la Spagna sia ormai un paese in cui l’architettura vive un periodo molto felice (a differenza del “bel paese”, bel…) è ormai un fatto noto a tutto il mondo. A sottolinearlo ora è anche un’esposizione al Moma di New York.

La mostra propone trentacinque progetti fra i più significativi, realizzati e in corso di realizzazione.
La raccolta dei lavori intende riflettere l’eterogeneità geografica, formativa, professionale della nuova generazione di architetti, così come la varietà delle scale di intervento, da quella della casa monofamiliare al nuovo aeroporto internazionale.

L’esposizione celebra quindi la Spagna, l’architettura spagnola, ma anche il contributo di architetti provenienti da altri paesi in terra di Spagna.

On-Site: New Architecture in Spain - organizzata da Terence Riley, curatore della sezione Architettura e Design del Museum of Modern Art di New York - si inserisce in un ciclo di cinque mostre rese possibili dalla collaborazione con il Lily Auchincloss Fund for Contemporary Architecture.

Per chi non ci può andare perchè non ha un jet privato come Foster, c’è un’audio-introduzione alla mostra su moma.org.

Architettura

Lección Española

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Oggi vi segnaliamo il progetto di un architetto non molto noto, almeno a noi che ci limitiamo per ora a conoscere autori che si studiano sui libri di storia o al massimo pubblicati sulle riviste patinate ed appartenenti allo “star system”.
Si tratta di Francisco Mangado, architetto spagnolo (qui la sua biografia e le sue opere).

Poiché nella nostra scuola gli architetti spagnoli non sono per niente disprezzati, ci sembra giusto documentarci anche sui meno quotati. Anche perchè, ormai sono tutti d’accordo nell’affermarlo, la Spagna rappresenta ormai il motore trainante per l’architettura mondiale, e noi, giovani architetti in cerca di personalità non possiamo fare a meno, se non altro, di capire bene cosa accade.

Ecco allora il progetto dell’auditorium palazzo per congressi di Navarra (commento in spagnolo purtroppo), una delle sue ultime realizzazioni. Ve lo presentiamo anche perchè ci sembra in linea con gli insegnamenti e con l’identità della nostra scuola.

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