Archive for the 'Opinioni personali' Category

Architettura, Opinioni personali, Politica, Milano

Un Piano per Milano

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Finalmente cresce l’attenzione sulle riqualificazioni urbane milanesi.

Il programma Report (Rai 3) ha realizzato un’inchiesta, andata in onda Domenica scorsa (link alla puntata), sui progetti che sono stati approvati per le aree Garibaldi e Fiera.

Il quadro è abbastanza desolante, ci si presenta una città totalmente in preda alla speculazione privata e assolutamente incapace di pianificare il proprio sviluppo e di risolvere il problema maggiore, quello del traffico, che invece viene peggiorato.

Un piano per una città metropolitana, come è di fatto Milano, dovrebbe prevedere la creazione di insediamenti terziari all’esterno della città anzichè all’interno. Le aree libere interne alla città dovrebbero essere destinate al pubblico non ai privati. Non è stato ancora fatto un piano serio di sviluppo per il trasporto pubblico, anzi si pensa ancora a realizzare parcheggi, deturpando il verde, invece di eliminarli.

L’esempio che ci sembra più chiaro per evidenziare questa situazione è quello che ha visto vincere il progetto CityLife nell’area ex-fiera sulla base di un criterio puramente economico senza valutare ricadute negative sul contesto e sulla cittadinanza. Secondo il giornalista, e anche secondo noi, il progetto che meglio avrebbe risolto l’area è quello di Renzo Piano, che prevedeva meno cubatura e restituiva ai milanesi la zona della fiera.

Milano avrebbe bisogno di un progetto unitario di costruzione che certamente i singoli interventi dei privati non potranno mai ottenere, ma probabilmente il primo passo da affrontare è quello di riconoscere Milano come città metropolitana che si estende da Varese a Bergamo e non dalla Bovisa a Lambrate.

Università, Opinioni personali

La Libertà


Giorgio Gaber

(1972)

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.

Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Non l’avrei pubblicata, mi sembrava banale.
Ore 17 e 30, affluenza ai seggi 9,7%…

Università, Architettura, Opinioni personali, Politica

Svegliaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!


Ecco fatto. Ti distrai un attimo ed è fatta. Cioè, un attimo, forse più di un attimo, forse l’attimo è durato un po’ troppo. Forse gli studenti non si sono proprio distratti, forse si sono proprio addormentati per un attimo che è durato diciamo almeno cinque anni, almeno.
Facciamo un riassuntino? Allora, da quando viene introdotto il 3+2 nel sistema universitario italiano, viene automaticamente a crearsi una nuova figura di laureato, cioè una nuova figura professionale, quella dell’architetto junior. Perfetto direi…chi non vuole o non riesce studiare per tutti e 5 gli anni necessari si laurea in 3, ed è pur sempre un architetto, certo, con meno mansioni e possibilità professionali di un architetto specializzato, ma iscritto regolarmente all’albo, ecc.
Ora uno pensa che tutto ciò sia fantastico perchè è un’opportunità in più che viene offerta allo studente, fatto salvo che in questa “opportunità” gli studenti ci stanno rimanendo ingabbiati.
Si perchè innanzitutto fatta la riforma nessuno ha poi pensato di stabilire quali siano le mansioni proprie dell’architetto junior, e nemmeno di incentivare l’assunzione di questo tipo di laureato che si è in pratica trasformato in una cavia: li buttiamo nel mondo del lavoo poi vediamo cosa succede… Poi c’è la questione della formazione, che è universalmente riconosciuta come inadeguata, infatti molti dei corsi da spalmare nell’arco dei 5 anni sono stati concentati in 3, sacrificandone altri e magari mettendoli in un ordine quasi casuale quanto dettato dalle necessità di tempo. Infine la questione che forse pesa di più: l’intervento dell’UE che sancisce l’effettiva totale inutilità della laurea breve italiana in architettura. “Eh già- avranno pensato a Bruxelles- com’è che in tutta Europa la laurea in architettura è un 4+2 e in Italia no? le scuole italiane sono davvero così valide?” la risposta purtroppo la conosciamo tutti…
Allora, ci ignora l’UE, ci ignora il governo, saremo aiutati dalla scuola pensa uno, cioè fateci prendere la nostra specialistica come possiamo e amen. E invece… tra blocchi numerici, N e V, test di ingresso ci si ritrova a doversi difendere con le unghie e con i denti per non ritrovarsi ad essere espulsi dall’università ritrovandosi con un titolo di studio di fatto inutile essendo noto a tutti che se non hai fatto la specialistica è perchè non sei stato considerato all’altezza……ma chiedere di essere tutelati è chiedere troppo?

RAGAZZI, MARTEDI POMERIGGIO CI SARÁ UN’ASSEMBLEA IN CUI GLI STUDENTI SI CONFRONTERANNO COL PRESIDE SU QUESTI TEMI FONDAMENTALI, É IMPORTANTE CHE SI PARTECIPI IN TANTI. CERCHIAMO DI NON FARE CAPIRE CHE HANNO RAGIONE LORO A CREDERE CHE SE LE COSE STANNO COSÍ É PERCHÉ A NOI VA ANCHE BENE!!!!

Architettura, Opinioni personali, Mondo

Vintage

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Vorrei trattare in breve un argomento che non riguarda solamente l’architettura, ma la situazione culturale in generale ed anche la moda.

Ho sentito poco tempo fa un’osservazione fatta da un critico che parlava di moda, non mi ricordo chi, né quando, il quale faceva notare come gli stilisti attualmente non stiano più creando sogni, cioè non stiano più realizzando i magnifici abiti che alle sfilate di qualche decennio fa facevano volare l’immaginazione della gente, specialmente quella di chi quegli abiti non se li poteva permettere. Anzi, si lamentava l’ignoto critico, con cui peraltro, seppure da profano, concordo, la moda di adesso è quella degli anni sessanta-settanta, cioè è roba vecchia, già vista, sono le cose che facevano sognare quarant’anni fa.

C’è da chiedersi bene il perchè di ciò che accade. Non credo che sia, come accade a volte, una rivisitazione critica del passato, operazione che la moda a volte compie, come l’arte in generale, per generare nuove correnti e creare gli scenari futuri. No, si rispolverano e si riutilizzano direttamente gli abiti dei divi e delle dive degli anni ‘60 solo spolverandoli, presi così come erano stati messi nell’armadio.

Di solito, quando ci si rivolge al passato, riaccendendo vecchie nostalgie e ricordando i bei tempi andati è il momento in cui meno si vede il futuro, si ha meno fiducia in ciò che succederà perchè non si apprezza il presente e non si è ottimisti verso ciò che potrà succedere. E ci si ritrova in momenti di immobilità, di ristagno intellettuale, in cui tutto è destinato a rimanere com’è.

Si dice sempre che l’architettura arrivi sempre prima alle questioni, e probabilmente anche in questo caso è vero, visto che c’è una corrente architettonica che sta recuperando ciò che è stato fatto, detto, scritto negli anni ‘60, e ce n’è un’altra che si crede innovatrice che invece è ferma agli anni ‘80.

Al di là del fatto che l’architettura comunque ne soffra di più, pare che la crisi culturale in Italia sia un po’ più diffusa.