Università, Architettura

I Buoni Maestri

Sembrava non dovesse finire mai, invece anche questo anno accademico si avvia alla sua conclusione.

Sebbene il bilancio sia a mio favore, non nascondo una certa delusione; ciò che ho trovato in questa facoltà è ben lontano da ciò che rappresenta il frammento riportato dal logo dell’ateneo: camminando lungo i vialetti del campus della Bovisa, per un anno non ho fatto che incrociare volti angosciati da una lotta contro il tempo per raggiungere “medie”, rispettare “parametri” e conquistare “crediti”.

Come può un clima del genere favorire quel fermento che dovrebbe essere linfa vitale per una Scuola di Architettura?

La mia non è una critica semplicistica ed ingenua: conosco le ragioni per le quali si è messo in atto e si sta perfezionando un sistema di selezione che nelle intenzioni dovrebbe premiare gli studenti migliori innalzando allo stesso tempo il livello della loro preparazione ed il valore di una laurea in Architettura conseguita presso il Politecnico di Milano.

Per quanto tali intenzioni siano assolutamente condivisibili, non sono affatto certo che gli strumenti adottati siano i più adatti.

Ho frequentato la scuola media inferiore e superiore in due diversi istituti, accomunati da uno stesso metodo di gestione della didattica: ciascuno di questi ha affidato ad un gruppo di docenti il compito di monitorare la carriera scolastica negli studi successivi degli studenti che lì sono stati formati. A partire dall’analisi e dalle osservazioni fatte sui dati ottenuti il preside interviene, dove necessario, integrando il piano di studio, ponendo vincoli sulle modalità di valutazione o addirittura sostituendo l’insegnante, non prima di averne personalmente seguito alcune lezioni, alla ricerca di un insegnante più capace.

Tutto ciò per dire che un innalzamento dei parametri richiesti per proseguire gli studi nella facoltà certamente porta ad un maggior impegno degli studenti e tuttavia non ne fa dei buoni studenti: per quelli occorrono dei buoni maestri; invece a Bovisa una matricola potrebbe pensare che le cattedre siano ereditarie e nell’ateneo intero si inventano strani meccanismi per evitare ad esempio che nel mondo del lavoro si pensi che il Politecnico sia “una scuola facile” vedendo i voti con cui ci si laurea.

Spero vivamente che il nuovo preside, chiunque sia, possa ripartire da ciò che di buono è stato fatto fino a questo momento, mettendo però in discussione tutto il resto, a cominciare dai laboratori di progettazione e dagli altri corsi, poichè allo stato attuale esigono una razionalizzazione dei contenuti e dei tempi; sono poi convinto della necessità di rivedere il numero di ore attribuite a corsi considerati meno importanti dei laboratori, come sono convinto che la strategia del progetto annuale debba essere rivista.

Spero che affronti finalmente la Questione Morale che ha contaminato l’intera facoltà, è impressionante infatti constatare quante parentele vi siano anche negli stessi corsi: mi chiedo se davvero tutti questi figli d’arte insegnino meritatamente nell’Università.

Sogno per la mia Scuola una “campagna acquisti” senza precedenti, che porti ad insegnare persone capaci, che siano delle autorità nel proprio campo, architetti che conoscano e che facciano l’Architettura; dei buoni maestri come già ce ne sono, che non parlino di “nemici dell’architettura”, che si confrontino senza paura sulle proprie ragioni, che abbiano concezioni tutte diverse sul fare architettura, poiché il pensiero unico è sterile e limita la formazione dei giovani architetti; maestri di peso, che diano alla scuola il prestigio necessario per influenzare le vicende della costruzione delle città.

Il Politecnico di Milano ha chiesto maggiore qualità ai propri studenti imponendo vincoli, medie sotto le quali non poter scendere e limitando la quantità di tempo utile per riflettere sull’architettura; ha ottenuto i suoi buoni studenti: ora pretendiamo i nostri buoni maestri.

Un periferico studente d’architettura

Università

Schiavi moderni?

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Alla biglietteria della stazione l’altro ieri il bigliettaio mi fa, scocciato: “Ma perchè voi universitari non ve ne andate in vacanza a luglio come tutti gli altri studenti?”…

Le sessioni d’esame quest’anno sono iniziate il 3 luglio e termineranno il 29.

L’orgoglio di Bovisa sono i laboratori di progettazione annuali (credo gli unici in Italia), il che significa avere una gestazione progettuale di 9 mesi e se esce prematuro beccarsi un voto in meno perchè non ci si è ammazzati fino alla fine a ritoccarlo dando precedenza agli altri esami, che ammontano a un totale di 5 in quanto 3 sono annuali e 2 del secondo semestre…(sempre che uno abbia dato i due semestrali a febbraio), qualcuno lo puoi lasciare a settembre così il bigliettaio ti insulterà anche in agosto.

Alcuni professori non si vedono più le settimane prima dell’esame e quindi se vuoi fare revisione…non la fai…poi il giorno dell’esame appendi le tavole la mattina alle 9, loro si chiudono in aula e tu te ne stai fuori ad aspettare il voto fino alle 9 della sera e in alcuni casi la risposta è che ci sono cose che non vanno bene o mancano…le stesse di cui magari tu volevi parlare col professore ma lui i giorni prima non c’era. Ma ci sono anche professori che ti seguono fino al giorno precedente l’esame…devi avere fortuna.

La maggior parte dei professori crede poi che il proprio corso sia l’unico seguito dallo studente. Il resto non esiste. E’ lo studente che deve star sveglio la notte per stare in pari. Infatti architettura è sbagliato farla in 5 anni, ce ne vogliono almeno 8. E la triennale va fatta in 4 lavorando contemporaneamente in uno studio di progettazione gratuitamente.

Come un giornalista ho interrogato i miei colleghi il giorno dell’esame: la maggior parte nei due giorni precedenti l’esame ha dormito 4 ore in totale, 2 ore al giorno, vuol dire che ha lavorato (preparazione delle tavole, non studio intendiamoci)…facciamo…18 ore al giorno….togliendone qualcuna per fare benzina; però durante l’anno ci sono stati periodi in cui non ha fatto nulla per settimane…dopo qualche equazione il mio risultato è che un laboratorio annuale è troppo dispersivo e il lavoro viene poi concentrato negli ultimi giorni…forse è un bene (i concorsi sono così), forse è un male, ho ancora tempo per capirlo….però c’è gente che è stata male

Si questo scritto è provocatorio ma parla di una realtà, una realtà che ti forma, da cui impari, che un pò odi, un pò ami, ma una realtà che si può migliorare…

Università, Architettura, Mostre

Gente di Milano

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Sento spesso parlare di funzione civile dell’architettura. Devo dire che è un concetto che mi ha sempre affascinato. In fin dei conti è quasi scontato: se l’architettura traduce in mattoni i gesti dell’essere umano, i suoi riti, le sue abitudini, i suoi modi di fare, è ovvio che l’architetto, dovendone stabilire la forma è anche colui che fornisce un’interpretazione di quei gesti, di quei riti, di quelle abitudini, di quei modi di fare, e, di conseguenza, li influenza fino anche a modificarli. Per questo l’architettura ha una funzione civile, tant’è che la facoltà di Bovisa si chiama Architettura Civile mentre quella di Leonardo Architettura e Società, diverso il taglio ma l’idea di fondo è quella.

Ma siamo sicuri che questa funzione-scopo che l’architettura ha sempre avuto sia ancora valida? Mi spiego, non dico che si debba riconoscere il fallimento dell’architettura sociale, quanto piuttosto il fallimento del sociale stesso.
È abbastanza evidente che ormai si viva nel mondo dell’individualismo spinto, è purtroppo un dato di fatto. E l’architettura, espressione, come già detto, delle necessità umane, segue naturalmente questa tendenza.

Mi chiedo: ma è giusto che sia così? Se la “società” contemporanea finora non ha creato delle nuove utopie, delle nuove immagini di sé, migliori di sé, e per questo da cercare di realizzare, perché non ci hanno provato gli architetti? Di certo non penso che l’architetto possa scatenare un rivoluzione con una sua opera, ma può essere in qualche modo influente.
Probabilmente tutto questo ha innescato un circolo vizioso: società bloccata – architettura bloccata – scuola bloccata e così via. Uno degli anelli della catena va rotto, va modificato, ed il più immediato, il più semplice da spezzare è certamente quello della scuola. Bisogna cominciare a cercare nuove vie, a smuovere il sedimento, o tutto resterà immobile per sempre, tutto fermo così com’è, del resto l’Italia intera è un paese bloccato, a volte mi sembra di stare in una novella di Joyce
Tutto il discorso naturalmente andrebbe esteso anche fuori dall’architettura, ogni arte ha del resto funzione sociale come ha delle responsabilità.

Università, Architettura, Conferenze

Paolo Portoghesi

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Lunedì un pò di sessantotto è risuonato in Bovisa. Ricordi.
I ricordi di un vecchio giovane preside (romano-piemontese) che quell’anno veniva eletto come interlocutore adatto a raccogliere le proteste degli studenti dell’allora unica Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Eletto in un consiglio composto da personaggi quali Rossi, Belgioso..poi sospeso dal Ministero.

Preside di una facoltà che avrebbe poi basato la didattica sulla ricerca, la libertà; che avrebbe accolto nelle sue aule un seminario illimitato per ospitare una parte degli sfollati che avevano occupato le case milanesi ai tempi sfitte, costretti altrimenti a errare per milano nei pulman concessi per non compattarne le forze eversive.

Durante la conferenza del ciclo “Narrate, uomini, la vostra storia“, Paolo Portoghesi, oltre che della sua esperienza milanese, ha parlato anche naturalmente della sua visione dell’architettura: del forte e necessario legame col luogo delle sue architetture, vedi la Moschea romana e l’”alberità” (da un vocabolo orientale) delle strutture, dell’importanza della tradizione come sfida ma non come rifugio (un messaggio per i nostri prof ?), dell’errore di trasformazione dell’architettura in linguaggio - strumento di comunicazione (un messaggio a certe architetture contemporanee ?).

Portoghesi si è espresso anche sul tema della virtualità, che vede come fine della politica, vittoria della tecnica sulla cultura (dell’automa sull’uomo). Un aspetto positivo del passato era l’ampio spazio dedicato alla cultura ora soffocato dalla globalizzazione, che elimina le autonomie necessarie per la ricerca (che portoghesi vede racchiusa in un luogo e non coordinata infrastrutturalmente.

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Il mio punto di vista critico da studente accoglie parte dei pensieri di Portoghesi quali la necessità di ricerca ed innovazione, l’importanza del rapporto col contesto ma al contempo credo che ai giorni nostri proprio perchè ogni contesto è collegato all’altro attraverso le varie reti (telematica, infrastrutturale,…) penso che il lato virtuale sia una parte fondamentale dell’architetto, proprio perchè la virtualità sta diventando sempre più realtà ed è ormai dipendente dalla tecnica. Il dibattito culturale ora dovrebbe ripartire da queste nuove fondamenta e non sostituirvisi.

Una delle strade per la ricerca dell’identità bovisiana può essere portare il lascito rossiano al cospetto delle possibilità del contesto come rete (vedi la città diffusa, diffusa anche virtualmente), innovare (facendo ricerca non solo comunicazione) ripartendo dai fondamenti della scuola milanese senza rimanervi intrappolati o meglio rifugiati…

Università, Architettura, Conferenze

Blobitecture sbarca a Bovisa

BenVanBerkel

Ieri c’è stato un incontro interessante organizzato dal prof. Bucci e dal tema “itinerari di architettura contemporanea in Olanda”. L’aspetto più sorprendente è stato il fatto che l’incontro fosse tenuto da due studenti, assai intraprendenti, con indubbi risvolti positivi per l’evento. Durante la comunicazione tenuta dai due baldanzosi giovani, sono emerse, più o meno incosapevolmente, diverse problematiche stuzzicanti e provocanti.

Il pretesto era la presentazione di un libro edito da ArabaFenice e curato dai due (www.sqs.it per chi vuole conoscerli) e dal titolo NL05, che vorrebbe essere, sulla scorta delle recenti tendenze, un viaggio itinerante alla scoperta dell’architettura contemporanea olandese; insomma fin qui tutto banale, percorsi, strade da visitare, fotografie di edifici accattivanti..piante, prospetti! Invece no, c'’è stato di più. Quello dei due giovanotti è stato un viaggio oserei dire iniziatico, come quando si va a Lourdes e si ritorna miracolati, solo che loro il pellegrinaggio l’hanno fatto a Delft  per 1 anno accademico, e di scoperte ne hanno fatte.

E’ stato troppo entusiasmante il loro racconto, a tratti da esploratori di terre lontane, un pò ventimila leghe sotto i mari, reportage di un pianeta a noi sconosciuto: L’Architettura Contemporanea. Vi ho visto molto del tragicomico quando la leggerezza della loro esposizione faceva sorridere l’auditorio (quasi totalmente composto da studenti, si contavano solo 3 docenti ahimè), ma che al contempo, non so quanto consapevolmente provocatorio, ammoniva al disagio che paghiamo noi studenti bovisiani a vivere in un tale stato di segregazione culturale. I due Miracolati ci parlavano di architettura digitale, di blob, di renders, di CATIA e di RHINO, di Rapid-Prototyping/Manufactoring, di architettura che vive la sua dimensione nell’effimero delle immagini, parlavano di blobs dimistificando il valore tradizionale dell’architettura come pianta, sezione, prospetto. Si liberavano di un peso, avrebbero voluto gridarlo, ma la compostezza del loro timbro di voce era assai più assordante. Io dico che sono Miracolati, qualcuno deve averli scambiati per indemoniati, o quantomeno sacrileghi, oltraggiosi al punto da metterli a tacere.

Ma i due erano due moderati, e la moderazione è stata anche invocata nel preambolo introduttivo del Prof. Bucci che sebbene apprezzasse il loro sforzo editoriale, richiamava all’ordine (come se avere opinione differente sia fare disordine…) invitando all’autocritica gli studenti e a ricordarsi che comunque, se sono in grado di aver fatto quello che hanno fatto, e di fare quello che faranno, sarà pur sempre grazie ai “sani principi” che la nostra facoltà insegna, insomma: siete pur sempre figli nostri e non potete sputare nel piatto dove mangiate. Lì, e credo pochissimi se ne siano accorti, è emersa tutta l’incosistenza e la piccolezza della nostra tanto sana facoltà.

Bucci, è da assolvere, per carità, econcomiabiile per aver dato spazio a due simili giovani, ma perchè nascondersi omertosamente ad ogni costo a favore dell’istituzione? Perchè continuare a tacere? Che facoltà è quella che si sottrae dapprima essa stessa alla critica (ma solo gli studenti devono criticarsi)? Come si può fare contemporaneità se ci si autosegrega da quello che accade fuori, dal mondo? Perchè inseguire solamente principi autoriferiti in nome di una presunta sempreverde tradizione classica da tutelare? Come si può fare architettura contemporanea se ci si sottrae al dialogo e al confronto? Perchè uno studente di Bovisa deve parlare con disagio a un suo professore di renders, architettura digitale, mesh (che non sono quelle dei capelli…), modello virtuale? Queste sono alcune delle domande che vanno portate ai capi e preside della facoltà, e su questi temi che dobbiamo aprire un dialogo interno prima di tutto noi studenti, per creare e dimostrare una volontà di cambiamento.

Non possiamo subire passivamente un tipo di formazione incoerente con i tempi in cui viviamo, è in ballo il nostro futuro ed è un nostro dovere combattere per migliorarlo, è un nostro diritto criticare la nostra facoltà, nei suoi contenuti e nei suoi principi (non nella superificiale burocrazia dei crediti o degli sbarramenti di merito…). Dobbiamo rivendicare questo confronto, non si può rimanere zitti. Questi due giovani di ieri mi hanno rincuorato, non mi sento solo, sotto sotto qualcosa si muove. Le rivoluzioni partono dal basso.

Università, Opinioni personali

La Libertà


Giorgio Gaber

(1972)

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.

Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Non l’avrei pubblicata, mi sembrava banale.
Ore 17 e 30, affluenza ai seggi 9,7%…

Università, Architettura, Opinioni personali, Politica

Svegliaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!


Ecco fatto. Ti distrai un attimo ed è fatta. Cioè, un attimo, forse più di un attimo, forse l’attimo è durato un po’ troppo. Forse gli studenti non si sono proprio distratti, forse si sono proprio addormentati per un attimo che è durato diciamo almeno cinque anni, almeno.
Facciamo un riassuntino? Allora, da quando viene introdotto il 3+2 nel sistema universitario italiano, viene automaticamente a crearsi una nuova figura di laureato, cioè una nuova figura professionale, quella dell’architetto junior. Perfetto direi…chi non vuole o non riesce studiare per tutti e 5 gli anni necessari si laurea in 3, ed è pur sempre un architetto, certo, con meno mansioni e possibilità professionali di un architetto specializzato, ma iscritto regolarmente all’albo, ecc.
Ora uno pensa che tutto ciò sia fantastico perchè è un’opportunità in più che viene offerta allo studente, fatto salvo che in questa “opportunità” gli studenti ci stanno rimanendo ingabbiati.
Si perchè innanzitutto fatta la riforma nessuno ha poi pensato di stabilire quali siano le mansioni proprie dell’architetto junior, e nemmeno di incentivare l’assunzione di questo tipo di laureato che si è in pratica trasformato in una cavia: li buttiamo nel mondo del lavoo poi vediamo cosa succede… Poi c’è la questione della formazione, che è universalmente riconosciuta come inadeguata, infatti molti dei corsi da spalmare nell’arco dei 5 anni sono stati concentati in 3, sacrificandone altri e magari mettendoli in un ordine quasi casuale quanto dettato dalle necessità di tempo. Infine la questione che forse pesa di più: l’intervento dell’UE che sancisce l’effettiva totale inutilità della laurea breve italiana in architettura. “Eh già- avranno pensato a Bruxelles- com’è che in tutta Europa la laurea in architettura è un 4+2 e in Italia no? le scuole italiane sono davvero così valide?” la risposta purtroppo la conosciamo tutti…
Allora, ci ignora l’UE, ci ignora il governo, saremo aiutati dalla scuola pensa uno, cioè fateci prendere la nostra specialistica come possiamo e amen. E invece… tra blocchi numerici, N e V, test di ingresso ci si ritrova a doversi difendere con le unghie e con i denti per non ritrovarsi ad essere espulsi dall’università ritrovandosi con un titolo di studio di fatto inutile essendo noto a tutti che se non hai fatto la specialistica è perchè non sei stato considerato all’altezza……ma chiedere di essere tutelati è chiedere troppo?

RAGAZZI, MARTEDI POMERIGGIO CI SARÁ UN’ASSEMBLEA IN CUI GLI STUDENTI SI CONFRONTERANNO COL PRESIDE SU QUESTI TEMI FONDAMENTALI, É IMPORTANTE CHE SI PARTECIPI IN TANTI. CERCHIAMO DI NON FARE CAPIRE CHE HANNO RAGIONE LORO A CREDERE CHE SE LE COSE STANNO COSÍ É PERCHÉ A NOI VA ANCHE BENE!!!!

Architettura, Mondo

Frank il genio

Non potevamo esimerci dal mostrarvi un video che gira sul circuito mondiale dei blogger d’architettura.
Non servono commenti :) Buona visione!


Università

Volere Votare

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Attenzione!!! Come già anticipato il 23 e 24 maggio ci saranno le elezioni per la nomina dei nuovi rappresentanti degli studenti in tutti gli organi accademici.

E’ logico che ci aspettiamo da parte degli studenti Bovisiani una massiccia affluenza alle urne…se non altro maggiore del misero 8% realizzato alle scorse votazioni. Quindi, se qualcuno ci tiene a dimostrare che il nostro polo Bovisa non subisce passivamente quello che arriva dall’Alto, vi invito, ad andare a votare, voglio dire che uno scarso 80% di affluenza potrebbe bastare…

E allora mi raccomando…(se pensate che sotto minaccia andreste a votare con più lena, prendete questo post come una minaccia, se altrimenti deciderete di non votare comunque…beh vi consiglio di chiudervi in casa e di non uscire per i prossimi 100 anni)

E ricordatevi che IMPEGNARSI SERVE!!!!!!!!

Università, Politica

Sordità

In tanti paesi europei e mondiali le università sono ascoltate dai comuni, dai governi, dalla gente.
In Italia le università realizzano studi di ricerca sulla realtà che ci circonda, ma questi studi e ricerche, che poi propongono anche soluzioni in reazione ai problemi, non vengono ascoltati dai nostri apparati di governo.

Tant’è che Milano dagli urbanisti viene definita città senza piano.

Non c’è una volontà politica, non si crede nei progetti. Solo i privati ci credono, ma i privati non si muovono di comune accordo si sa.

Non sfruttare gli studi e le idee che escono dalle università è stupido.
Avere un apparato di ricerca sempre fertile e praticamente gratuito a disposizione e non usufruirne è un’idiozia.

Persino i privati si sono accorti che si guadagna di più con la qualità (vedi ad esempio Milano Santa Giulia).

Le amministrazioni pubbliche sono snobbate dai giovani laureati e quindi la qualità non va al governo…
Bisogna interagire con le università, non incastrarle in un quartiere degradato e considerare gli studenti denaro in movimento.

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